Esequie dei due agenti – 20 settembre

22-09-2017

Omelia dell’Arcivescovo per la celebrazione delle esequie dei due agenti, Nicoletta Missiroli e Pietro Pezzi

 

 

 

Salutiamo tutti coloro che sono venuti qui a condividere il dolore dei parenti, degli amici, dei colleghi di servizio e di tutti i membri della Polizia di Stato, colpiti da questo grave lutto. Celebriamo la liturgia delle esequie di Nicoletta Missiroli e di Pietro Pezzi, due figli della nostra terra, periti improvvisamente mentre svolgevano il loro servizio a favore dei cittadini e del mantenimento dell’ordine pubblico.

Salutiamo i rappresentanti dello Stato, delle forze dell’ordine, della magistratura, i sindaci e le amministrazioni comunali, e soprattutto il Capo della Polizia, il sig. Prefetto Franco Gabrielli che con la sua presenza ci porta la solidarietà di tutta la Polizia di Stato e sua personale.

È questa una celebrazione triste, che non avremmo mai voluto fare, perché perdiamo due persone valide, giovani, pronte al servizio. Coloro che li hanno conosciuti, soprattutto i familiari, li rimpiangono con affetto ferito e con il grande dolore delle separazioni impreviste e irreparabili. Ci associamo tutti a loro, come già hanno fatto tanti cittadini in queste ore rendendo omaggio ai due agenti in Questura. La nostra Chiesa diocesana di Ravenna Cervia e, aggiungo, i Comuni e tutta la società civile, mentre riconosciamo l’importante funzione delle forze dell’ordine per una convivenza civile nelle nostre comunità, ci stringiamo oggi particolarmente alla Polizia di Stato.

Siamo ancora in tempi di difficoltà economica e sappiamo che questo pesa sulla disponibilità di personale delle forze dell’ordine. Contemporaneamente i cittadini oggi chiedono, forse più che nel passato, il loro intervento e la loro presenza, per essere rassicurati, cosicché il loro ruolo sociale è ancor più difficile: chiede molto a chi ne è investito, anche a livello di coinvolgimento personale. Ma l’occasione di oggi, pur nel dolore, ci fa apprezzare la disponibilità al sacrificio e la preoccupazione per la tutela dell’ordine pubblico – che è tutela delle persone – da parte di Nicoletta e di Pietro, e di tutti gli altri agenti di Polizia. Stavano facendo il loro dovere, rispondevano a una richiesta di aiuto, in un orario e in un luogo non facile né comodo. Dobbiamo ringraziare loro e i loro colleghi che sanno comportarsi così. Questo episodio e quelli simili, ci danno fiducia e sicurezza, come cittadini, oltre a far crescere la nostra gratitudine per chi ci tutela.

Ma c’è uno spunto di speranza che dobbiamo accogliere dalla Parola di Dio appena ascoltata. Già il profeta Isaia, molti secoli prima di Cristo, intravedeva un futuro pieno dell’azione liberante di Dio, che avrebbe eliminato la morte e tutti i dolori, le guerre, le ingiustizie, le malvagità, per sempre. A questa attesa ricca di speranza, ha risposto proprio il Signore Gesù che ha dato inizio ad un nuovo modo di vivere con la sua vittoria sulla morte. Come abbiamo ascoltato da san Paolo, noi credenti siamo certi non solo della risurrezione di Cristo, ma anche della nostra risurrezione, con lui. E già oggi abbiamo la possibilità di vivere in modo nuovo imitandolo e amandolo. Il pensiero della nostra risurrezione ci dà già ora forza non solo di fronte alla morte nostra e dei nostri cari, ma ci aiuta a relativizzare tutte le cose visibili, le cose della terra, perché ci spinge a tenere fisso il cuore sulle cose eterne, sulla vita piena, la vita senza fine, dove la pace e la gioia, la giustizia e l’amore, la bellezza e ogni altro bene saranno la fonte della nostra beatitudine, senza fine.

Questo è anche il destino di Nicoletta e di Pietro, sottratti ai nostri occhi, ma non a quelli di Dio; sottratti ai cuori di chi li amava, ma non al cuore di Dio. C’era un posto preparato per loro e, anche se troppo in fretta secondo il nostro giudizio, sono ora andati ad occuparlo, accolti dal Signore della vita che li aveva creati e amati come figli.

L’ultima parola la prendo dal Vangelo. “Tenetevi pronti, perché non sapete né il giorno né l’ora”. Non è una minaccia, è un invito a vivere bene ogni giornata, ogni ora, ogni scelta. La vigilanza ci aiuta a rimanere nella rettitudine, a fare sempre il nostro dovere, anzi a cercare sempre il meglio, a non ripiegarci sui bisogni immediati e su noi stessi, ma a rimanere aperti al futuro vivendo nell’attesa della vita senza fine.

Davanti ai nostri due agenti ai quali diamo l’estremo saluto, non siamo solo tristi, perché la fede nel Signore Gesù, che è la risurrezione e la vita, ci consola. Loro vivono in Dio e noi possiamo essere in comunione con loro e con quelli che ci hanno preceduto, se rimaniamo in Dio.Li raccomandiamo ora al Signore perché li accolga, li purifichi, li abbracci come suoi figli ritornati alla casa del Padre.

 

+ Lorenzo, Vescovo