Prefazione II volume progetto “SAFE: Educare e Accogliere in ambienti sicuri”

PREFAZIONE

Davvero importante e ben fatto il progetto e il percorso “SAFE: Educare e Accogliere in ambienti sicuri”, condotto dalla Comunità Papa Giovanni XXII con l’Azione Cattolica (in particolare l’AC Ragazzi), il Centro Sportivo Italiano e il dipartimento di Sociologia ed Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna, con il suo Centro interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e la Sicurezza (C.I.R.VI.S), per quasi mille partecipanti in ventisette territori italiani.

Già nella prima pubblicazione a cura di Raffaella Sette e Simone Tuzza, Promuovere ambienti educativi sicuri (AVE 2021), con una attenzione mirata a “prevenire gli abusi nei contesti ecclesiali”, erano stati illustrati i contenuti utilizzati per la formazione dei collaboratori, degli educatori, degli animatori e degli allenatori di quelle tre realtà ecclesiali importanti e diffuse in tante parti della Chiesa italiana.

Approfondimenti che permetteranno di avere strumenti validi e scientificamente corretti a chi è impegnato nel servizio di tutela dei minori voluto dai Vescovi italiani con le scelte fatte negli ultimi anni, con la pubblicazione delle Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili (CEI e CISM, 2019) e con la relativa istituzione delle figure dei Referenti diocesani, dei coordinatori regionali, dei Vescovi incaricati in ogni regione, per il grande lavoro che ci aspetta di informazione e formazione per prevenire gli abusi sui minori e le persone vulnerabili. E non solo per i dati illustrati, che ci permettono di conosce un po’ più da vicino questo terribile fenomeno sommerso e come si attua e sviluppa, ma anche per la sua applicazione ai contesti istituzionali della Chiesa: cioè quelle attività formative, sportive e caritative che mettono a contatto diretto degli adulti con ragazzi, adolescenti e giovani, almeno in parte fragili e vulnerabili.

 

La prevenzione, che stiamo organizzando nelle comunità ecclesiali, ancora lontane dalla attuazione completa e soddisfacente delle “Buone Prassi”, come le elabora per esempio un Sussidio del Servizio nazionale per la tutela dei minori, è tema di riflessione e di confronto con i contenuti e l’esperienza degli operatori del progetto SAFE, e con quelle realtà della società civile che già hanno fatto molti progressi e acquisito orientamenti importanti su questa materia.

La Chiesa cattolica italiana si sta muovendo anche su aspetti fino ad ora faticosi e conflittuali al suo interno: si sta puntando ad una trasparenza e al superamento di quella specie di omertà e di segreto che finiva per danneggiare solo le vittime degli abusi, senza salvare affatto la vita della Chiesa dal male che la minava in diverse realtà pastorali. Ma si cerca soprattutto di creare una cultura del rispetto dei minori, ragazzi e adolescenti, maschi e femmine, sia della loro interiorità che della loro corporeità, contro gli abusi di potere, spirituali, di coscienza, sessuali, dinamicamente legati tra loro.

 

Per perseguire questo obiettivo, cioè prevenire e sostenere l’emersione degli abusi, si sottolinea giustamente nel testo, è necessario formare l’intera comunità cristiana – e indirettamente tutte le famiglie e gli educatori di altre realtà– perché abbiamo costatato che gli abusi avvengono spesso dove l’ambiente “non sa” e “non vuole vedere e sentire”, “non crede possibile” che queste cose avvengano “tra noi”, o che siano implicati personaggi autorevoli, importanti, magari appartenenti al clero o al mondo religioso. Credere ai piccoli o ai giovanissimi che lanciano avvertimenti espliciti o impliciti su quello che subiscono loro o i loro amici, è parte necessaria di qualunque relazione educativa, ecclesiale e familiare, ma non è ancora scontata nella nostra mentalità comune. C’è una bonifica culturale da fare, ed è urgente. Come Chiesa italiana ci siamo messi in questo percorso, convalidato dagli stimoli fortissimi di Papa Francesco, dalle sue direttive anche canoniche, dalla scelta dei Vescovi italiani di aprire processi di verifica e indagini ogni volta che ci siano delle segnalazioni o denunce e di collaborare con le autorità civili, sempre, anzi anche contro la volontà dei genitori o tutori, quando ci sia chiaro il pericolo di recidiva, perché il bene e la protezione dei minori è il valore che supera ogni altra preoccupazione.

 

In questo secondo testo, Non è un’app… Promuovere un sistema permanente di tutela dei minori nella Chiesa e nella società, così ben introdotto dalla coordinatrice Chiara Griffini (psicoterapeuta e Referente diocesana per la tutela dei minori della diocesi di Piacenza), vien proposto da chi ha condotto questo cammino di formazione delle tre realtà ecclesiali, un modello di prevenzione supportato da esperienze e percorsi, che vorrebbe diventare una opzione stabile e creare una cultura permanente nelle nostre comunità ecclesiali e civili.

 

Del resto, i casi emersi e che emergono sempre più anche nei nostri ambienti familiari e aggregativi, anche ecclesiali, aggravati dalle situazioni create dalla pandemia in questi due anni, ci dicono quanto sia necessario intervenire per proteggere i minori, dai disordini familiari e sociali, dalle violenze, dagli abusi fisici o psicologici e da quegli “adulti” che si aggirano come lupi nelle case, negli ambienti ecclesiali, di ritrovo e di sport, o in modo terribilmente crescente si dedicano all’adescamento su internet. Un capitolo abbastanza nuovo, ma da far entrare necessariamente nel rapporto educativo tra genitori o educatori e ragazzi, che già nella preadolescenza navigano senza criteri e senza spirito critico nel mare limaccioso del sesso facile e spesso perverso, che scoprono su internet.

Relazioni familiari, di gruppo, nello sport, come indicate nel testo, sono da riorientare verso i valori umani e cristiani essenziali e da gestire con sapienza, rispetto, ma anche con fermezza, perché i mondi dell’abuso sono aggressivi, subdoli e distruttivi del corpo, della psiche e dell’anima dei giovani, spesso in modo irreversibile. E si sottolinea che non da soli i singoli educatori hanno questa nuova responsabilità, ma è richiesta la sensibilizzazione e la partecipazione di tutte le componenti della comunità cristiana e civile per affrontare questo “virus” che spinge a sfruttare e abusare i più fragili e i piccoli, altrimenti i singoli da soli non riusciranno nell’impresa. Deve essere un’azione sistematica e coinvolgente, per sconfiggere quella dinamica sistemica che sminuiva, copriva, spegneva e cancellava i reati, tutta a vantaggio dei perpetuatori e a danno gravissimo delle vittime.

 

Bisogna però segnalare, in positivo, che le indicazioni della S. Sede e dei Vescovi italiani hanno raccolto una grande, diffusa e rapida adesione nelle diocesi, segno di una sensibilità che è certamente presente nella nostra Chiesa. E anche da parte dei giovani si è rivelato un interesse che ci dà speranza, proprio come Papa Francesco si aspettava: accanto a giovani feriti dagli abusi, possono esserci giovani che si impegnano per rimarginare questa ferita e dai giovani potrà venire un impulso importante di rinnovamento (Christus vivit, nn. 99 e 100). Lo stesso Progetto SAFE ha visto molti giovani coinvolti nella formazione –per l’ACR erano la totalità–, a conferma di quanto il Papa scrive. L’impegno dei quasi mille partecipanti al Progetto SAFE e di tutti coloro che hanno partecipato come formatori e tutor d’aula dei percorsi non ha fatto rumore, ma c’è stato…

 

Naturalmente non è che un inizio, ma le cose iniziate bene hanno buone probabilità di crescere e affermarsi. Questo è l’augurio e il ringraziamento che, come servizio Nazionale Tutela Minori della CEI, facciamo non solo alle tre realtà che hanno lavorato encomiabilmente insieme – Comunità Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica Ragazzi e Centro Sportivo Italiano –, ma è l’augurio che allarghiamo a tutti gli operatori pastorali, chierici e laici, e agli educatori ad ogni livello della Chiesa italiana, perché servendosi di questo strumento diventino veri “custodi” dei più piccoli.

 

+Lorenzo Ghizzoni
Arcivescovo di Ravenna Cervia
Presidente del Servizio Nazionale Tutela Minori della CEI

10-09-2021