
Suor Maria Teresa, 91 anni, dal 1960 in congregazione, aveva festeggiato il 60* di professione religiosa nel 2023.
Abbiamo tenuto per il rito delle Esequie le letture della liturgia di oggi, che essendo tipiche del tempo pasquale ci offrono comunque spunti anche per una occasione come questa.
Già ogni liturgia funebre è intessuta di annunci pasquali e richiama sempre i fedeli alla più grande verità della nostra fede, per quanto riguarda il nostro futuro: la risurrezione dai morti, con Cristo, il Risorto. Oggi soprattutto il Vangelo, che riporta la seconda parte del dialogo di Gesù con Nicodemo, ci rivela la novità della vita cristiana grazie al Battesimo, che ci prepara all’unione con Dio prima nella vita terrena, e poi all’unione definitiva con Lui nella vita eterna, cosa che è avvenuta anche per suor Maria Teresa.
Ma la prima lettura dagli Atti degli apostoli (4,32-37) ci presenta ancora una volta il sommario della vita della Chiesa apostolica, appena nata dall’effusione dello Spirito Santo e dalla testimonianza degli apostoli. L’evangelista Luca ci presenta una comunità piena di entusiasmo e pronta a vivere la comunione (la koinonìa), oltre alla preghiera e all’ascolto della parola di Dio, in modo quasi totale: ognuno si spoglia dei suoi beni e li mette a servizio dei poveri, cominciando da quelli della comunità. È il frutto più bello e concreto della partecipazione alla medesima eucaristia e della conversione alla Parola annunciata dagli apostoli. Questa comunità ideale è e sarà sempre un modello per le comunità cristiane, ma soprattutto per tutte le comunità di vita consacrata, femminili o maschili.
Anche le nostre religiose, le Suore della piccola Famiglia di S. Teresa, alle quali apparteneva suor M. Teresa, guidate dall’ispirazione del loro fondatore, don Angelo Lolli, si sono sentite chiamate, in tanti modi diversi, a seguire Cristo più da vicino, in una vita evangelica segnata dalla povertà, dalla castità, dall’obbedienza, facendo comunità tra loro e nel servizio ai piccoli e ai poveri. Un ideale alto, una vita difficile, che chiede rinuncia a sé stessi e una continua ricerca della carità fraterna, che permetta l’armonia, o almeno la riconciliazione e il perdono, quando ci siano difficoltà e tensioni umane, diversità di caratteri o di culture o di storie personali. L’Eucaristia, la parola di Dio, la preghiera, la carità verso i bisognosi o i fragili, a cominciare dalle sorelle più bisognose, sostengono anche oggi questa “piccola famiglia”.
Suor M. Teresa che è stata superiora e quindi coordinatrice della comunità delle suore, lo sapeva bene e l’ha sperimentato sulla propria pelle. L’ideale di una comunità evangelica, dove si ritrovi l’armonia e la pace tra fratelli e sorelle, richiede uno sforzo di formazione e di autoformazione, di ricerca dell’armonia e di una fraternità o sorellanza che chiede continua conversione. Questo è l’impegno di ciascun consacrato, non delegabile ad altri, ed è il servizio proprio dei superiori, come lo era nella comunità primitiva il servizio degli apostoli alla comunità cristiana nascente. Questa, pensiamo, è stata la croce e la gioia di Suor Maria Teresa che per tanti anni è riuscita ad esercitare l’autorità con saggezza, buon senso e a essere segno di unità, di accoglienza e di vicinanza alle sue sorelle.
Ma il Vangelo aggiunge un altro spunto importante.
C’è una contrapposizione nel dialogo tra Gesù e Nicodemo, tra il nascere dalla carne che ci immette nel mondo e ci fa pensare e agire come tutti gli altri; e il nascere dallo Spirito. Il riferimento chiaro è al Battesimo.
Nascere dallo Spirito permette di avere una nuova identità e una nuova percezione di sé stessi e del mondo. L’uomo anziano non diventerebbe semplicemente migliore rinascendo fisicamente. C’è bisogno di acquisire una nuova origine: una rinascita, che Gesù dice essere indispensabile. Una rinascita che ci fa affidare al vento dello Spirito, il quale soffia dove vuole Lui, il Signore, e noi possiamo solo seguirlo.
Questa realtà è bene interpretata dalla consacrazione che inizia con una vocazione speciale, radicata nel Battesimo, ma caratterizzata da ulteriori carismi e doni dello Spirito, i quali segnano le tappe e le ulteriori scelte del consacrato, in un crescendo di apertura alla volontà di Dio e di risposte, con un atteggiamento di disponibilità al dono di sé sempre più sincero. Fino al passaggio definitivo, l’abbandono nelle mani del Padre misericordioso e alla gioia della vita piena ed eterna. I consacrati che vivono per il Signore, muoiono anche per il Signore.
“Nessuno di noi, –dice s. Paolo– vive per sé stesso e nessuno muore per sé stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore. Per questo, infatti, Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.” (Rom 14,7-9)
+Lorenzo, arcivescovo
