
Nella solennità della Madonna Greca, patrona della nostra città, alla quale affidiamo tutta la nostra Arcidiocesi, vogliamo rivolgerci a lei invocata col titolo di Regina della Pace, per mettere nelle sue mani una preghiera che, a questo punto, sembra la vera e più forte risorsa per ottenere un cambiamento nei cuori e nelle volontà di tutti coloro che hanno responsabilità politiche economiche, militari, ideologiche.
Ma per risvegliare le nostre coscienze di credenti voglio riprendere i messaggi che il nostro Papa Leone XIV ha rivolto a tutta la Chiesa in questi giorni pasquali. Soprattutto la riflessione di Leone XIV nella Veglia di preghiera per la pace (11 aprile):
Cari fratelli e sorelle,
la vostra preghiera è espressione di quella fede che, secondo la parola di Gesù, sposta le montagne (cfr Mt 17,20)… La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge!
La preghiera ci educa ad agire. Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli… Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (cfr Sal 115,4-8), cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio. Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita.
Uniamo, dunque, le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra… Ascoltiamo la voce dei bambini!
Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!
…La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale.
Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. … la pace sia con tutti voi! È la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d’amore sulla croce. Per questo a Lui rivolgiamo la nostra supplica:
Signore Gesù, tu hai vinto la morte senza armi né violenza: hai dissolto il suo potere con la forza della pace.
Donaci la tua pace, come alle donne incerte nel mattino di Pasqua, come ai discepoli nascosti e spaventati.
Manda il tuo Spirito, respiro che dà vita, che riconcilia, che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici.
Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre, che col cuore straziato stava sotto la tua croce, salda nella fede che saresti risorto.
La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita.
Ascoltaci, Signore della vita!”
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(testo non pronunciato nell’omelia)
Papa Leone XIV ha ricevuto venerdì 10/4 i vescovi del Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei. Una delle chiese più antiche, custode “di una fede trasmessa nei secoli con coraggio e fedeltà”.
Nel volto di quei pastori, il Papa ha visto riflesso il Medio Oriente con le sue ferite, le sue complessità e difficoltà. E per questo ai “fratelli vescovi” ha affidato un preciso mandato e cioè essere “segni di speranza” in mezzo alle brutalità che “dilagano con ferocia proprio nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi”.
Perché “nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato.
Poi il Papa risponde a una obiezione o a un dubbio che può attraversare anche noi:
Potrebbe sembrare che vivere secondo il Vangelo, cioè nella mitezza e nella ricerca paziente dell’unità, sia controcorrente e talvolta persino controproducente, ma in realtà si rivela come la via più sapiente, perché l’amore è l’unica forza che vince il male e sconfigge la morte. A prevalere e a non avere mai fine è quella carità di cui parla l’apostolo Paolo: paziente, perseverante, capace di scusare e sopportare tutto, senza mancare mai di rispetto ad alcuno (cfr 1 Cor 13,4-8).
Con lo stesso vigore, Papa Leone ha chiesto il pieno rispetto dei cristiani nelle terre mediorientali così che “si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede ricevuta dai Padri e a rimanere nei loro territori”. I cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!
“Sono con voi”, ha affermato ancora Leone XIV: “Le prove che attraversate vi interpellino a offrire una risposta illuminata dalla fede e improntata alla comunione, anche nei riguardi dei cristiani appartenenti ad altre confessioni”, fratelli nella fede con i quali “è bene instaurare rapporti di autentica condivisione”. E ancora con parole più forti:
Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Gesù, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.
Ma vorrei ricordare anche qualche parola importante di Papa Leone pronunciata durante le celebrazioni pasquali:
Nella Domenica delle Palme: Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: ‘Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue’.
Nella Messa Crismale del Giovedì Santo, Papa Leone ha ricordato come “il bene non può venire dalla prevaricazione” in qualsiasi ambito, non solo pastorale ma anche sociale e politico. Contemplando l’atteggiamento di servizio di Gesù nella lavanda dei piedi degli apostoli:
L’occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata. Il Messia povero, prigioniero, rifiutato, precipita nel buio della morte, ma così porta alla luce una creazione nuova.
Nel tradizionale messaggio per la benedizione Urbi et Orbi:
Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo.
Perché se nel mondo ci sono battaglie, l’esempio per vincerle scaturisce dalla Pasqua: mani che abbracciano, e che non imbracciano armi.
La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta.
Un’esortazione che riecheggia nell’appello rivolto martedì scorso a Castel Gandolfo da Leone XIV al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e ai leader del mondo:
Tornate al tavolo per dialogare, cerchiamo soluzioni ai problemi, cerchiamo modi per ridurre la violenza che stiamo alimentando. E che la pace, soprattutto a Pasqua, sia nei nostri cuori!
È dunque una missione grande quella che spetta a tutti i cristiani: “Annunciare Cristo risorto anche in contesti di morte, essere presenza viva di fede e di carità, mantenere accesa la speranza laddove sembra spegnersi”.
Non bisogna scoraggiarsi: “Il Signore cammina con voi”, ci ripete Papa Leone. A Maria Sede della sapienza e Regina della Pace affidiamo il nostro mondo con la fiducia che si potranno trovare vie di giustizia e di pace, di riconciliazione e di fraternità, che sconfiggeranno la forza del Male.
+Lorenzo, arcivescovo
