Omelia di Pasqua – 5 aprile 2026

05-04-2026

Il Venerdì Santo, nella celebrazione della Passione del Signore, abbiamo visto come Gesù abbia incarnato la figura del “Servo del Signore”, cantata dal profeta Isaia, introducendo nella storia una logica nuova. Anche noi quindi, in un tempo lacerato dall’odio e dalla violenza, siamo chiamati a deporre le armi e confidare nel messaggio della Croce e nella parola del Risorto.

Altrimenti nelle guerre, nelle divisioni, nelle ferite che segnano tutte le nostre relazioni, il male continuerà a “circolare perché trova sempre qualcuno disposto a restituirlo e a moltiplicarlo” – ha detto il predicatore pontificio, commentando il Vangelo della Passione –. Da Cristo innalzato sulla Croce l’umanità può apprendere invece una logica del tutto nuova: Gesù ha spezzato questa catena, accogliendo ciò che gli accadeva e riconoscendovi il disegno d’amore e di servizio affidato alla sua vita, dal Padre suo.

In questo tempo di Pasqua, abbiamo un grandissimo bisogno che si avveri il saluto di Cristo risorto: «Pace a voi!». Ogni giorno ci viene presentato un mondo frantumato e sconvolto, e queste parole di Gesù risorto devono raggiungere tutti. Sia chi pensa di poter dirimere ogni tipo di conflitto con la violenza e la sopraffazione dell’altro o addirittura con le armi, come pure chi subisce pesantemente le drammatiche conseguenze delle guerre vicine e lontane, in particolare le vittime innocenti. Anche se sono “vittime” tutti i contendenti, anche i giovani mandati al fronte negli eserciti, dove muoiono a migliaia, uccidendosi tra di loro! Che terribile artificio diabolico è la guerra!

Noi vogliamo invece che le parole di Cristo scuotano davvero le coscienze affinché si riprendano con coraggio tutte le vie possibili della pace, della riconciliazione, del perdono, della riparazione… le uniche compatibili con il rispetto della dignità umana! Sia nei grandi conflitti, sia nei conflitti quotidiani tra di noi, spesso generati da egoismo, invidia, volontà di grandezza e avidità.

Non possiamo rassegnarci alla guerra e alla dittatura della violenza, in tutte le sue forme, anche le più nascoste e subdole. Non possiamo lasciarci anestetizzare dall’indifferenza o dall’abitudine. In un mondo fortemente interconnesso e che ha raggiunto un livello imprevedibile di sviluppo tecnologico, dalle guerre usciamo tutti perdenti. La guerra è sempre e per tutti una sconfitta dolorosa, che serve solo a provocare distruzione, morte, divisioni e rancori, desideri di vendetta: ferite difficili da rimarginare, che logorano la dignità umana di quelli che ne sono coinvolti.

Noi cristiani, sappiamo che in Cristo la pace è possibile, che il Cristo Risorto risana i cuori, che grazie al Battesimo e alla fede, il suo Spirito, versa nei cuori la carità. Questa consapevolezza dobbiamo annunciarla a tutti. Per noi cristiani, la pace non è una teoria, ma è Lui stesso, una Persona che porta perdono, riconciliazione, fratellanza e vita nuova. “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, sono le parole di Cristo che ripetiamo nell’Eucaristia prima di partecipare alla sua Cena. Questo dono lo viviamo e lo proclamiamo in modo particolare nei giorni di Pasqua.

Nel momento in cui tante violenze, ingiustizie e prevaricazioni sconvolgono la vita di tanti, con conseguenze gravissime, il nostro appello e il nostro annuncio pasquale è ancora una volta quello della di pace. Festeggiando il Signore della Pace, mandiamo un augurio a tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle in ogni parte del mondo: “La pace sia con voi!” La pace della Pasqua di Gesù vi raggiunga e vi trasformi! E all’appello e all’annuncio si unisca il nostro impegno a promuoverla.

 

+Lorenzo, arcivescovo