01/04/2026

Pasqua 2026. Il messaggio di auguri dell’arcivescovo Lorenzo

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Avvicinandoci alla Pasqua non si può non riflettere sulla storia di Colui che ha voluto morire per noi uomini e per la nostra salvezza, per amore. E che poi è risuscitato.

Ha voluto passare attraverso la morte per salvarci. Lui, l’unico Agnello innocente, è morto per amore, perché «non c’è amore più grande di questo, dare la vita per gli amici» – aveva detto nell’ultima cena (Gv 15, 13).

Ma Gesù ancora oggi soffre nell’umanità e nella Chiesa. Paolo si sente dire nell’incontro che deciderà della sua vita e della sua vocazione: “Io sono quel Gesù che tu perseguiti” (At 9). Perché nel Corpo della Chiesa Gesù soffre con lei e anche per lei.

Gesù continua la sua agonia anche nel senso che è unito ad ogni uomo che soffre la tristezza, la paura, l’angoscia o è senza via d’uscita, come Lui quella notte nell’orto dei Getsemani.

Sentiamo ogni giorno parlare di tragedie, di violenze e di guerre terribili. Davanti a noi vediamo che sono abbandonati al loro destino milioni di uomini, donne e bambini, come quelli che sono già destinati alla morte per fame in varie zone dell’Africa. O come i migranti che vivono nell’incertezza completa e nel rischio di essere assoldati dalla criminalità. O come gli abitanti di alcune nazioni del Medio Oriente o dell’Ucraina, che sono sotto i bombardamenti di una guerra infinita. O i molti giovani e donne arrestati perché rivendicano libertà e giustizia…

E su questa nostra piccola terra, che è stata pensata dal Creatore come la casa di tutti, è inevitabile che la sofferenza di uno ricada anche sugli altri, come in una grande famiglia. A patto però che non alziamo la barriera dell’indifferenza e del disinteresse, per paura del dolore. Perché siamo fratelli, e anche perché prima o poi saremo noi stessi ad avere bisogno di qualche mano tesa, di una spalla che ci sostenga, di una parola di condivisione e di consolazione. 

La fuga dal dolore altrui è illusoria, mentre la reciprocità della condivisione è l’unica via veramente umana e la sola sapiente. Come ha fatto Gesù con noi: il suo sangue prezioso è stato “versato per noi e per tutti”. Gesù ha vissuto la passione da vero «agnello che prende su di sé il peccato del mondo» (Gv 1,29), sperimentando e accettando tutto il male che nella storia è stato fatto agli uomini e alle donne, da loro e contro di loro.

Dunque, la passione di Cristo continua. La Chiesa, Famiglia dei figli di Dio, sacramento universale di salvezza, non può non sentire in sé la sofferenza dei fratelli, che è anche sofferenza del Signore, e non può non mettere in atto tutto il suo amore, la sua compassione per lasciarsi commuovere e condividerla. Non potremo risolvere tutte le situazioni d’ingiustizia, ma possiamo renderci conto della sofferenza dell’altro, accostarci alla sua passione e domandarci come possiamo intervenire noi, la comunità dei discepoli di Cristo.

In questa partecipazione al dolore del mondo, che è dolore di Cristo, non ci scoraggiamo però, perché ci sostiene l’annuncio dell’angelo alle donne: «È risorto dai morti, vi precede in Galilea, là lo vedrete» (Mt 28,7). 

Gesù ci invita a incontrarlo sempre di nuovo, come all’inizio della sua missione in  Galilea, per rifare con lui il cammino del vangelo: per annunziare a tutti che dalla Sua morte rinasce la vita; che c’è una Speranza nuova che sta risollevando l’umanità; che Lui ci libera da tutti i mali e riporta la pace, anche ai nostri giorni, e promette cieli nuovi e terra nuova, … se lo attendiamo operosi nella carità, confidando nella sua misericordia, “nell’attesa che si compia la beata speranza” e venga Lui, Gesù Cristo, il nostro Salvatore.

Buona Pasqua di risurrezione!