{"id":9280,"date":"2018-01-13T10:30:00","date_gmt":"2018-01-13T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/2018\/01\/13\/bisogna-chiamarli\/"},"modified":"2018-01-13T10:30:00","modified_gmt":"2018-01-13T09:30:00","slug":"bisogna-chiamarli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/bisogna-chiamarli\/","title":{"rendered":"Bisogna chiamarli"},"content":{"rendered":"<p><b>Bisogna chiamarli<\/b>\u00a0<br \/><i>Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d N. 1\/2018<\/i>\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 da circa 20 anni che don Giordano Goccini, ha a che fare con i giovani, prima come cappellano nella diocesi di Reggio Emilia, come responsabile della Pastorale Giovanile in diocesi e poi in regione e anche ora che da qualche mese \u00e8 tornato a fare il parroco. Ma non si \u00e8 mai arreso alle due opposte visioni, piuttosto semplicistiche, che identificano i giovani o come degli \u201csdraiati\u201d, bamboccioni con poca voglia di fare o, dall\u2019altra parte, di chi ha sempre e comunque ragione. Il tempo trascorso con loro gli ha fatto capire che per \u201caccenderli\u201d occorre mettere al centro il tema della vocazione, non solo in senso cristiano. Occorre \u201cchiamarli\u201d, soprattutto a lavorare per gli altri nel volontariato, occuparsi dei pi\u00f9 piccoli, far vivere l\u2019oratorio. Servono nuove ricette per una Chiesa che voglia davvero arrivare ai loro cuori. Ecco le sue riflessioni.<br \/><b style=\"font-size: medium; font-family: Verdana, sans-serif;\">Giovani e partecipazione, come si accende la miccia?<\/b>&#8220;Il problema oggi \u00e8 la mancanza assoluta di uno sguardo vocazionale, anche solo sociale. Con il servizio militare c\u2019era un\u2019istituzione che quanto meno, a un certo punto, ti chiamava alla guerra. Oggi abbiamo una generazione che non ha nessuno che li chiama. Anzi, gli diciamo che non c\u2019\u00e8 bisogno di loro, che tutti i posti sono occupati. Le reazioni sono varie: o scappano, a friggere patatine a Londra (con l\u2019illusione di avere un progetto per la propria vita), o si parcheggiano sul divano, oppure tentano la fortuna in vari modi perch\u00e9 hanno modelli di successo che si costruisce con un colpo di genio\u201d.<br \/><b style=\"font-size: medium; font-family: Verdana, sans-serif;\">Pu\u00f2 andare solo cos\u00ec?<\/b>&#8220;No, non credo alla storia degli eterni sdraiati, n\u00e9 al giovanilismo che d\u00e0 loro sempre e comunque ragione. Trovo che dobbiamo concedere ai giovani il tempo di crescere. Da un lato ci sono gli adolescenti che vivono di grandi slanci e se trovano un terreno positivo, sono capaci di grandi esperienze, che difficilmente si trasformano da subito in scelte di vita, ma sono importanti. Dall\u2019altro ci sono i giovani, che sono pi\u00f9 consapevoli dei loro pregi e limiti ma rischiano di ammalarsi troppo presto di cinismo. Basta una storia affettiva andata male, per smettere di credere nell\u2019amore eterno. D\u2019altra parte sono la prima generazione per la quale il fallimento matrimoniale \u00e8 stata un\u2019esperienza di massa\u201d.<br \/><b style=\"font-size: medium; font-family: Verdana, sans-serif;\">Il voto, in questo contesto, che significato ha?<\/b>&#8220;E&#8217; come scegliere il colore di un\u2019auto che non guideranno mai. Non la considerano \u2018casa loro\u2019. Occorre invece concedere loro spazi per fare: il volontariato interessa, cos\u00ec come la cura dei pi\u00f9 piccoli, che li fa sentire adulti. Da questo punto di vista l\u2019oratorio \u00e8 un luogo importante\u201d.<br \/><b style=\"font-size: medium; font-family: Verdana, sans-serif;\">Su quali valori invece \u00e8 utile \u201cchiamarli\u201d?<\/b>&#8220;I valori per i quali sono disposti a lottare sono quelli nei quali riconoscono un \u2018nemico\u2019. Ho lavorato per anni sul tema della pace agganciando pochissimi: \u00e8 troppo complesso, pi\u00f9 semplice invece parlare loro di mafia, ad esempio. Ecco, il problema \u00e8 che devono affrontare una realt\u00e0 troppo complessa, senza i filtri che c\u2019erano una volta. Oggi per fortuna non abbiamo pi\u00f9 bandiere, ma tutto \u00e8 pi\u00f9 complesso\u201d.<br \/><b style=\"font-size: medium; font-family: Verdana, sans-serif;\">In questo, \u00e8 possibile parlare ancora loro di Dio?<\/b>&#8220;E&#8217; possibile ancora raccontare Dio, certo, ma occorre superare certe narrazioni evangeliche per permettere ai nostri giovani di fare l\u2019esperienza del discepolato. Questo sfalda molti meccanismi ecclesiali. Non ci sono pi\u00f9 libretti di istruzioni. Non \u00e8 solo una questione di linguaggio, ma di contenuti: occorre tornare alle origini, tornare a Ges\u00f9. Il sinodo ha questo obiettivo: ascoltare lo Spirito che parla attraverso i giovani, e cambiare la Chiesa attraverso di loro. Se la logica \u00e8 quella di riempire i banchi delle chiese, ha ragione Armando Matteo, questa rischia di essere l\u2019ultima generazione di credenti, ma i semi dello Spirito si vedono: com\u2019\u00e8 che ad esempio sognano ancora di sposarsi? Occorrono nuovi itinerari per percepire questi segni\u201d. <br \/>\u00a0<b>Daniela Verlicchi<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bisogna chiamarli\u00a0Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d N. 1\/2018\u00a0\u00a0\u00a0 \u00c8 da circa 20 anni che don Giordano Goccini, ha a che fare con i giovani, prima come cappellano nella diocesi di Reggio Emilia, come responsabile della Pastorale Giovanile in diocesi e poi in regione e anche ora che da qualche mese \u00e8 tornato a fare il parroco. 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