{"id":8817,"date":"2017-03-16T10:30:00","date_gmt":"2017-03-16T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/2017\/03\/16\/la-relazione-e-vita\/"},"modified":"2017-03-16T10:30:00","modified_gmt":"2017-03-16T09:30:00","slug":"la-relazione-e-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/la-relazione-e-vita\/","title":{"rendered":"La relazione \u00e8 vita"},"content":{"rendered":"<p><b>La relazione \u00e8 vita<\/b><i>Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d  N. 10\/2017<\/i>\u00a0\u00a0Si vota (quando \u00e8 il momento) al centro socio-riabilitativo per disabili gravissimi di San Pietro in Campiano. Chi \u00e8 ancora in grado di esprimere una volont\u00e0 elettorale, nonostante le gravi disabilit\u00e0, non rinuncia a questo diritto, che \u00e8 anche un legame tangibile con la societ\u00e0. \u201cEd \u00e8 talmente importante \u2013 racconta Filippo Botti, presidente della cooperativa 3\u00b0 Millennio che gestisce la struttura di propriet\u00e0 dell\u2019Opera Santa Teresa \u2013 che quando, per incomprensioni o problemi tecnici, qualcuno non ha potuto votare, c\u2019\u00e8 stata un po\u2019 di tensione\u201d. Visto da qui, da San Pietro in Campiano, questo legame, quello con il mondo, \u00e8 vita. \u201cQuesta struttura si occupa soprattutto di disabili ex decreto regionale 2068 del 2004 \u2013 prosegue Botti \u2013: si tratta di persone che fino a qualche anno fa conducevano una vita perfettamente comune. Poi a causa di un trauma, incidenti o cadute, o una malattia (soprattutto sla o malattie degenerative) ora si trovano in condizione di grave disabilit\u00e0: quasi tutti allettati, molti tracheostomizzati o con alimentazione assistita, alcuni incoscienti o in coma non vigile\u201d. Molti hanno davanti una prospettiva di peggioramento progressivo della malattia. Tutti hanno subito il trauma della perdita di autonomia. Sono 14 le persone ospitate in convenzione con l\u2019Ausl, nella stessa struttura poi c\u2019\u00e8 una residenza anziani con 10 posti. Ma le richieste sarebbero tre volte tanto, spiega il coordinatore. \u201cQuel che cercano, tutti i giorni, \u00e8 proprio la possibilit\u00e0 di avere uno scambio con gli altri, sentirsi parte della societ\u00e0, non abbandonati. E anche nell\u2019assistenza, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 continuare a farli sentire persone, nella loro individualit\u00e0\u201d. Ecco perch\u00e9 qui si cerca di conoscere la loro vita anche prima dell\u2019ingresso in struttura. \u201cIl loro vissuto, il loro contesto per noi \u00e8 importantissimo \u2013 racconta Botti \u2013, cerchiamo di conoscere i loro interessi e le loro passioni, fino anche ai gusti alimentari\u201d. Il personale, 26 persone (tra medici, infermieri ma anche una psicologa e i fisioterapisti), partono da l\u00ec per rinforzare, ogni giorno, quel legame con la societ\u00e0 che permette di andare avanti. Al centro San Pietro si fa musicoterapia, ogni mercoled\u00ec si guarda un film e d\u2019estate, per piccoli gruppi, una volta a settimana si va a fare colazione al mare. \u201cFondamentale poi \u00e8 il sostegno spirituale per chi lo desidera, anzi ne avremmo bisogno in maggior quantit\u00e0 \u2013 sottolinea il coordinatore \u2013: ogni luned\u00ec viene il diacono Edo e poi c\u2019\u00e8 la nostra volontaria storica, Rosa, che guida il Rosario, una volta a settimana. E quando si pu\u00f2 anche la Santa Messa\u201d. Il senso della vita e della morte sono domande all\u2019ordine del giorno. \u201cIn tema di fine vita, solo una persona una volta ci ha chiesto di fare un testamento biologico \u2013 racconta Botti \u2013. Capita spesso che quando arrivano qui abbiano pensieri di morte, ma poi trovano la forza di andare avanti\u201d. In cosa, ce lo racconta Bruna, sui 60 anni, con una diagnosi di Sla che dal 2012, quando \u00e8 stata scoperta, le ha tolto la possibilit\u00e0 di camminare e a ottobre dell\u2019anno scorso anche di parlare (a causa della tracheotomia): \u201cSo che non guarir\u00f2, ma qui mi danno la forza di andare avanti. Mi parlano, scherzano, mi sento rispettata\u201d, spiega indicando con il dito le lettere in un tabellone di cartone che usa per comunicare. \u201cE\u2019 un\u2019invenzione di sua cognata\u201d, racconta il figlio Massimo che la viene a trovare tre volte a settimana. Accanto alle lettere, tre foto che vuole avere sempre sotto gli occhi: quelle dei nipoti Filippo, Federico e Raffaele. Vale la pena vivere? \u201cS\u00ec \u2013 spiega \u2013, sono fortunata, ho una famiglia. Ma se mi fermo, sono nei guai\u201d. La paura pi\u00f9 grande \u00e8 quella di non poter pi\u00f9 comunicare: non poter ascoltare la sua musica preferita, quella de Il volo, o di Bocelli, la voce dei suoi cari. Una paura che le fa vacillare quella voglia di vivere che si legge nel suo sorriso largo, sereno. \u201cNon ho paura della morte, ma di soffrire\u201d. Ce l\u2019hanno tutti, ma con qualcuno accanto, la storia pu\u00f2 cambiare. Con qualcuno accanto, la vita resta vita. <br \/>\u00a0\u00a0<b>Daniela Verlicchi<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La relazione \u00e8 vitaDal \u201cRisVeglio Duemila\u201d N. 10\/2017\u00a0\u00a0Si vota (quando \u00e8 il momento) al centro socio-riabilitativo per disabili gravissimi di San Pietro in Campiano. 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