{"id":7901,"date":"2015-10-05T09:30:00","date_gmt":"2015-10-05T07:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/2015\/10\/05\/lultima-cena-nella-basilica-di-santapollinare-nuovo\/"},"modified":"2015-10-05T09:30:00","modified_gmt":"2015-10-05T07:30:00","slug":"lultima-cena-nella-basilica-di-santapollinare-nuovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/lultima-cena-nella-basilica-di-santapollinare-nuovo\/","title":{"rendered":"L\u2019Ultima Cena nella Basilica di Sant\u2019Apollinare Nuovo"},"content":{"rendered":"<div>\n <b>L\u2019Ultima Cena nella Basilica di Sant\u2019Apollinare Nuovo<\/b><\/p>\n<p> <i>Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d\u00a0 N. 36\/2015<\/i><\/p>\n<p> <b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p> Non pu\u00f2 lasciarci indifferenti l\u2019immagine scelta per la copertina del sussidio biblico diocesano per l\u2019anno pastorale 2015-16 &#8211; <i>L\u2019amore edifica. Cammino e crescita di una comunit\u00e0 che evangelizza<\/i> &#8211; testo incentrato sulla prima lettera di San Paolo apostolo alla comunit\u00e0 di Corinto, ossia la raffigurazione dell\u2019<i>ultima cena <\/i>tratta dalla Basilica di Sant\u2019Apollinare Nuovo. Come noto essa apre il ciclo delle tredici scene cristologiche della parete destra, dove sono riportati episodi della passione e resurrezione del Cristo, immagini ascrivibili, al pari di quelle della parete sinistra che mostrano il Signore potente in opere e parole, all\u2019epoca teodoriciana. <\/p>\n<p> L\u2019immagine ravennate, come quelle del <i>Codice purpureo <\/i>di Rossano Calabro e del <i>Dittico dalle cinque parti<\/i> conservato nel Museo del Duomo di Milano, si colloca tra le primissime raffigurazioni di questo brano biblico riportato sia nei vangeli canonici sia nella prima lettera ai Corinti al capitolo 11, 23-25, testo, quest\u2019ultimo, nel quale si trova la pi\u00f9 antica redazione dell\u2019istituzione dell\u2019Eucaristia del Nuovo Testamento. <\/p>\n<p> Il Cristo vestito con abito purpureo, il volto barbato \u2013 dettaglio quest\u2019ultimo che lo contraddistingue in tutte le scene della parete destra \u2013 il capo con il nimbo crucisegnato, la mano destra alzata nel gesto della parola, siede nel posto di onore, <i>in cornu dextro<\/i>; speculare a lui \u00e8 l\u2019apostolo Giuda. <\/p>\n<p> Il riquadro \u00e8 incentrato nel momento in cui si svolge il drammatico dialogo tra Ges\u00f9 e i dodici, quando \u00e8 annunciato il tradimento: <i>Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse:\u201dIn verit\u00e0 io vi dico: uno di voi mi tradir\u00e0\u00bb. Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli:\u201dSono forse io, Signore?\u201d. Ed egli rispose:\u201dColui che ha messo con me la mano nel piatto, \u00e8 quello che mi tradir\u00e0\u201d<\/i> (Mt 26, 20-23). <\/p>\n<p> L\u2019intera scena \u00e8 dominata da un intenso gioco di sguardi che si fissano su Ges\u00f9 e su Giuda: tre, tra i discepoli pi\u00f9 vicini al Signore, hanno lo sguardo fisso su di lui &#8211; primo di essi \u00e8 Pietro, chiaramente riconoscibile per la folta barba e i capelli bianchi che gli incorniciano il volto -, mentre gli altri otto puntano gli occhi sul traditore. Anche Giuda guarda il Signore e si viene cos\u00ec a chiudere un cerchio ideale, suggerito anche dalla disposizione dei discepoli, serrati nei loro abiti bianchi, gli uni stretti accanto agli altri in un semicerchio, attorno alla mensa triclinare, qui raffigurata con cura, la stessa usata per descrivere la tovaglia ricamata e dai ricchi panneggi. Su di essa sono adagiati sette pani, due grossi pesci sono offerti su di un vassoio. <\/p>\n<p> I pani e i pesci richiamano alla mente i miracoli riportati dagli evangelisti nei quali Ges\u00f9 sfama le folle affamate, episodio raffigurato come secondo nella parete sinistra della navata centrale della Basilica, subito dopo la scena delle nozze di Cana, momenti entrambi densi di evidenti riferimenti eucaristici. <\/p>\n<p> La pi\u00f9 antica riproduzione a noi nota di questo mosaico \u00e8 stata edita da Giovanni Ciampini, nel secondo volume dei <i>Vetera Monimenta<\/i>, opera postuma del 1699, alla Tav. XXVI. La particolarit\u00e0 di questa incisione consiste nel fatto che l\u2019unica scena cristolologica tra quelle della parete destra ivi raffigurate \u00e8 questa dell\u2019ultima cena, in modo peraltro superficiale; basti fare un confronto con le scene cristologiche di sinistra riportate nella Tav. XXVII per accorgersi dell\u2019approssimazione con cui questo episodio sia stato delineato, al punto tale che gli apostoli raffigurati sono solo otto. La trascuratezza con cui questa scena \u00e8 stata rappresentata, e soprattutto l\u2019assenza delle altre scene del ciclo di passione e resurrezione, va probabilmente giustificata a causa dello stato di sommo degrado nel quale versavano i mosaici. Ancora nel 1838 Ignazio Sarti lamentava che solo il pannello dell\u2019ultima cena era visibile, e si dovr\u00e0 aspettare Liborio Salandri giunto a Ravenna nel 1844 &#8211; citt\u00e0 nella quale peraltro mor\u00ec due anni dopo candendo da un\u2019impalcatura della Basilica stessa &#8211; per ammirare le scene cristologiche della parete destra nella loro interezza. <\/p>\n<p> Alla sommaria riproduzione del mosaico nell\u2019opera di Ciampini, peraltro giustificata dalla difficolt\u00e0 di poterlo studiare con chiarezza, si unisce l\u2019errata attribuzione che l\u2019autore propone per questa scena; pur riconoscendo per essa un valore <i>pasquale<\/i>, tema dei tredici riquadri a destra, egli la interpreta come la cena di Ges\u00f9 a Betania, avvenuta sei giorni prima di Pasqua (Gv 12, 1-8). <\/p>\n<p> Uno schizzo attribuibile a Felice Kibel, custodito presso l\u2019Archivio Disegni della Soprintendenza di Ravenna, presenta curiosamente, alle spalle di Cristo, un servo che porge una brocca. Il Ricci, sostenendo l\u2019infondatezza di tale iconografia, tenta di darne risposta:\u201dPu\u00f2 pensarsi che, precipitato in antico quell\u2019angolo estremo di mosaico, come infatti mostra la tarda ripresa, il vano fosse tardi riempito d\u2019intonaco e dipinto, se pure, essendoci la lacuna, non fu idea e proposta dello stesso Kibel quella di riempirla con tale figura e la indic\u00f2 in quei disegni. Certo non se ne ha altra notizia n\u00e9 storica, n\u00e9 grafica\u201d. <\/p>\n<p> La monumentale opera di Raffarle Garrucci, <i>Storia della Arte Cristiana nei primi otto secoli della Chiesa<\/i>, riporta per la prima volta le scene cristologiche di Sant\u2019Apollinare Nuovo nella loro interezza e, tra queste, l\u2019ultima cena. Per i mosaici ravennati il Garrucci, come ebbe modo di dichiarare lui stesso, si avvalse dell\u2019opera del Kibel e delle fotografie di Luigi Ricci, padre di Corrado Ricci, documenti preziosissimi per una restituzione corretta dell\u2019immagine. Va tuttavia segnalato che anche in quest\u2019opera la resa grafica e l\u2019interpretazione dell\u2019ultima cena non sono immuni da errori. Innanzitutto gli apostoli sono presenti nel numero di undici, manca l\u2019apostolo di cui s\u2019intravvede appena il volto, quello raffigurato alle spalle dell\u2019apostolo Pietro che interrompendo il suo sguardo e quelli del terzo e quarto discepolo, fissa gli occhi non sul Signore, ma su Giuda. Da qui ne consegue l\u2019errore ermeneutico del Garrucci che scambia Giuda per Pietro: affidandosi esclusivamente al disegno, e vedendo solo undici apostoli, egli teorizza l\u2019assenza di Giuda, forte del fatto che nella successiva scena, quella della preghiera nell\u2019orto del Getsemani, il traditore effettivamente manca, coerentemente con il testo evangelico (cf. Gv 13, 30; 18, 1). L\u2019erudito gesuita interpreta dunque la figura che noi oggi riconosciamo, inequivocabilmente, essere il traditore come quella del principe degli apostoli, indotto probabilmente in errore anche dal fatto che il primo raffigurato accanto a Cristo \u00e8 inesattamente rappresentato imberbe, dettaglio iconografico incoerente con il volto petrino. <\/p>\n<p> Curiosamente anche nelle <i>Tavole Storiche<\/i> di Corrado Ricci gli apostoli ritratti sono undici: a farne le spese \u00e8 ancora l\u2019apostolo nascosto alle spalle di Pietro, ma qui l\u2019approssimazione del disegno \u00e8 in qualche modo giustificata dallo scopo delle tavole, che certamente avevano l\u2019intenzione di offrire un\u2019immagine complessiva delle iconografie dei mosaici ravennati, ma innanzitutto miravano a rendere subito individuabili le parti originarie e i successivi restauri. <\/p>\n<p> \u00a0<\/p>\n<p> <b>Prof. Giovanni Gardini<\/b><\/p>\n<p> <i>Consulente per i Beni Culturali della Diocesi di Ravenna-Cervia<\/i><\/p>\n<p> giovannigardini.ravenna@gmail.com<\/p>\n<p> https:\/\/giovannigardini.wordpress.com\n <\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Ultima Cena nella Basilica di Sant\u2019Apollinare Nuovo Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d\u00a0 N. 36\/2015 \u00a0 Non pu\u00f2 lasciarci indifferenti l\u2019immagine scelta per la copertina del sussidio biblico diocesano per l\u2019anno pastorale 2015-16 &#8211; L\u2019amore edifica. 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