{"id":7772,"date":"2015-08-26T10:00:00","date_gmt":"2015-08-26T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/2015\/08\/26\/vita-e-opere-di-don-giuliano-berti-1814-1880\/"},"modified":"2015-08-26T10:00:00","modified_gmt":"2015-08-26T08:00:00","slug":"vita-e-opere-di-don-giuliano-berti-1814-1880","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/vita-e-opere-di-don-giuliano-berti-1814-1880\/","title":{"rendered":"Vita e opere di don Giuliano Berti (1814-1880)"},"content":{"rendered":"<div>\n <b>Vita e opere di don Giuliano Berti (1814-1880)<\/b><\/p>\n<p> <i>Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d\u00a0 N. 31\/2015<\/i><\/p>\n<p> <b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p> Nella prima cappella a destra della <b>chiesa di San Domenico<\/b>, inciso su una lapide marmorea decorata con simboli paleocristiani, \u00e8 un breve testo che ricorda e sintetizza l\u2019opera del sacerdote ravennate Giuliano Berti: \u201cGiuliano Berti parroco di San Domenico letterato ed archeologo fra le tenebre dei secoli pi\u00f9 remoti investigando l\u2019origine di Ravenna scrisse memorie erudite cerc\u00f2 le vestigia delle sue mura dei corsi de\u2019 fiumi dei templi e de\u2019 palazzi pervenuto all\u2019et\u00e0 d\u2019anni LXVII non dall\u2019affaticar lungo affievolito dalle sventure s\u2019addorm\u00ec nel Signore il primo di novembre MDCCCLXXX. Pochi amici fecero\u201d.<\/p>\n<p> Giuliano Berti era nato a Sant\u2019Alberto, paese della campagna ravennate, il 16 maggio 1814 da Giovanni Berti e Madalena Bianchedi e venne battezzato in quello stesso giorno con i nomi di Giuliano, Gregorio, Giacomo. Nel 1937 ricevette il sacro ordine del presbiterato dall\u2019Arcivescovo Chiarissimo Falconieri (1826-1859). Se il <i>Liber Ordinationem (1832-1902)<\/i> ed i documenti conservati presso l\u2019Archivio Storico Diocesano di Ravenna-Cervia ci informano del suo cammino verso il presbiterato, poco al momento sappiamo della sua vita. Un accenno alla sua infanzia ci viene dalla dedica rivolta alla contessa Maria Ponti Pasolini posta a introduzione della sua opera sulla Basilica Petriana. L\u00ec il Berti accenna alla sua infanzia e alla generosit\u00e0 della nobile famiglia: \u201cPerciocch\u00e8 fanciullo e poveretto, e pure tutto volont\u00e0 di coltivarmi cogli Studii, io non ne aveva modo; e mi sarei perduto, come troppi altri nella mia condizione. Se non che ci\u00f2 non sofferse l\u2019Avolo del Conte Pietro, vostro marito; e, saputo del mio buon desiderio, mi aiut\u00f2 cos\u00ec che io fui allogato in questo Seminario. Di qui ogni mio bene e come Cristiano e come Cittadino: e di qui ancora una gratitudine profonda verso il mio Benefattore, e verso la sua Famiglia, in ogni Persona della quale io veggo Lui stesso\u201d. Se la sua biografia al momento rimane lacunosa, lo stesso non pu\u00f2 dirsi per la sua bibliografia che possiamo ricostruire nelle sue linee essenziali individuando inoltre un filone legato alla storia e all\u2019archeologia locale. Le sue opere pi\u00f9 significative soprattutto a carattere ravennate, opere per le quali il Berti merita di essere ricordato, appartengono sostanzialmente all\u2019ultima fase della sua vita fatta eccezione per la <i>Descrizione del Mausoleo di Galla Placidia<\/i>, in Album, del 1856. E\u2019 del 1875 infatti la <i>Dissertazione del parroco Giuliano Berti sulla Basilica Petriana in Classe e sui musaici test\u00e8 rinvenuti in quelle localit\u00e0, col prospetto di un lavoro da pubblicarsi sopra Ravenna antica<\/i>, primo lavoro di carattere \u201c<i>archeologico\u201d<\/i>, un\u2019opera che si pone come premessa &#8211; \u00e8 il Berti stesso a dichiararlo &#8211; ad uno studio pi\u00f9 vasto, rimasto in parte inedito. Gli intenti di questo lavoro corrispondono al desiderio di colmare una lacuna nel campo delle ricerche: \u00abInsomma noi non abbiamo una descrizione n\u00e9 di Ravenna antica, n\u00e9 de\u2019 suoi antichi dintorni: e, se gli Storici accennano a qualche edifizio, od a qualche localit\u00e0, novanta delle cento volte vi accennano il falso, od almeno inesattamente: tanto che \u00e8 incerto se pi\u00f9 sia da lamentarsi o del loro parlare, o del loro tacere (\u2026). Ecco poi l\u2019idea del mio lavoro, che io divido in tre parti, a seconda dei tre principali bisogni della nostra Storia. Nella prima, discorrer\u00f2 ordinatamente quanto di certo mi \u00e8 venuto di trovare, riguardo ai mille e seicento anni di Ravenna, che precedono la nascita di Cristo. Nella seconda, descriver\u00f2 ed illustrer\u00f2 tutte le localit\u00e0 e gli edifici de\u2019 suoi dintorni. Nella terza poi, descriver\u00f2 ed illustrer\u00f2 le sue mura, le sue porte, le sue torri; e quanto ebbe nell\u2019interno di fabbriche, cos\u00ec religiose come civili\u00bb.<\/p>\n<p> Uno degli aspetti da notare, almeno come discorso di metodo, \u00e8 l\u2019attenzione al dato archeologico, pi\u00f9 volte richiamata nel testo, anche se spesso come pretesto. <\/p>\n<p> La dissertazione sulla Petriana nasce dal ritrovamento di alcuni lacerti musivi rinvenuti nelle vicinanze della Basilica di Sant\u2019Apollinare in Classe e da una discussione avvenuta in sito con un Signore, il cui nome rimane ignoto, che lo aveva interpellato in seguito alle scoperte effettuate sull\u2019identit\u00e0 della Basilica rinvenuta: \u201cci accordammo di trovarci insieme sul luogo il giorno 14 [aprile 1875]\u201d. <\/p>\n<p> <i>Ravenna nei primi tre secoli dalla sua fondazione<\/i>, opera edita nel 1877, si pone dunque come l\u2019inizio, ovvero la prima parte, di quella grande opera annunciata dal Berti il cui intento era quello di celebrare le glorie della citt\u00e0 di Ravenna mettendo in risalto anzitutto la sua fondazione che \u201cnon di poco precede l\u2019Era Cristiana\u201d. L\u2019opera consta di XXXI capitoli, a cui fa seguito un\u2019appendice nella quale si evidenziano i rapporti tra Roma e Ravenna. Alla sua pubblicazione concorse il Consiglio Comunale attraverso lo stanziamento di L. 1000. <\/p>\n<p> A questo lavoro fece seguito, nel 1879, un testo sugli <i>Antichi porti militare e commerciale, antico andamento del mare e dei fiumi e minori porti ed approdi nel circondario di Ravenna<\/i>. <\/p>\n<p> Del 1880 \u00e8 l\u2019opera <i>Sull\u2019Antico Duomo di Ravenna e il Battistero e l\u2019Episcopio e il Tricolo<\/i>. Il testo edito dalla Tipografia Calderini, in realt\u00e0 \u00e8 un estratto di un\u2019opera pi\u00f9 ampia &#8211; <i>Ravenna nelle sue mura e ne\u2019 suoi edificii sacri e profani fino a tutto il quarto secolo<\/i> \u2013 e come tale si presenta. I capitoli sono numerati a partire dall\u2019VIII che tratta della Basilica Ursiana, tralasciando cos\u00ec i precedenti capitoli introduttivi. L\u2019estratto, incentrato sul complesso episcopale ravennate, venne edito come omaggio, da parte \u00abdei parrochi della citt\u00e0 e sobborghi di Ravenna\u00bb, al Cardinale Giacomo Cattani (1879-1887) in occasione del primo anniversario del suo episcopato ravennate.<\/p>\n<p> Dell\u2019opera completa era gi\u00e0 uscito in data 25 febbraio 1880 il <i>Manifesto di Associazione<\/i> dove ne veniva illustrato il progetto. Essa si poneva come il prosieguo ideale della <i>Ravenna nei primi tre secoli<\/i>, a cui avrebbe fatto seguito una terza parte incentrata sul V secolo \u201cattesoch\u00e8 la nostra citt\u00e0 agli inizii appunto del quinto secolo ingrand\u00ec a quattro volte pi\u00f9 che non era, e mut\u00f2 faccia\u201d. <\/p>\n<p> Uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti e innovativi va ricercato nella volont\u00e0 di restituire un\u2019immagine diacronica della citt\u00e0 di Ravenna anche attraverso la realizzazione di carte topografiche, delle quali purtroppo non abbiamo notizia: \u00a0\u201cA cosa finita, avverr\u00e0 poi che ogni Cittadino, come se fosse resuscitata dalle sue profonde rovine, si avr\u00e0 dinnanzi Ravenna, quale era dieci, o quindici, o venti e pi\u00f9 secoli fa, sapendo accertatamente che qui vedevasi una piazza, l\u00e0 incontravasi un regio palazzo, altrove un pubblico bagno, od un portico, od un anfiteatro, e via via quanto di edifici costituivano una citt\u00e0 di quel pregio e di quella gloria che fu la nostra. Il libro prover\u00e0 l\u2019esistenza di tali edificii, e coi debiti argomenti indicher\u00e0 i luoghi dove sorgevano; e perch\u00e9 le indicazioni siano meglio seguite dal Lettore, gli si daranno apposite Carte topografiche nelle quali vegga distintamente ed il tutto e le parti singole di Ravenna all\u2019epoca di che si ragiona\u201d (dal <i>Manifesto di Associazione<\/i>). <\/p>\n<p> Dell\u2019opera, rimasta per la maggior parte inedita, si conserva il manoscritto presso la Biblioteca Classense di Ravenna, il quale venne acquistato \u2013 cos\u00ec ci informa il Miserocchi, dal Consiglio Comunale di Ravenna con delibera del 24 aprile 1884. Esso consta di cinque parti: <i>Intorno alle Mura di Ravenna ed a suoi interni Edificii all\u2019epoca di Giulio Cesare fino a tutto il IV sec. dell\u2019era cristiana<\/i> (da questa prima sezione \u00e8 tratta la parte monografica sul complesso episcopale)<i>; Abbozzo di una storia delle Mura di Ravenna; Abbozzo di una storia delle Mura, Porte e Torri di Ravenna; Cenni e Memorie Storiche sulle Porte e Torri di Ravenna; Miscellanea di Notizie Storiche intorno le Mura, Porte, Ponti, Strade, Regioni, Edifici e Avanzi di Ravenna<\/i>. <\/p>\n<p> <i>Memorie patrie tratte dalle Cronache dell\u2019Abate Fiandrini et altre<\/i> \u00e8 un altro manoscritto del Berti, mai dato alle stampe, un testo suddiviso sostanzialmente in due parti, comprensivo dell\u2019indice della prima sezione. Anch\u2019esso \u00e8 conservato presso la Biblioteca Classense, dove \u00e8 arrivato probabilmente come lascito di Sante Ghigi.\u00a0 <\/p>\n<p> Il sostegno del Municipio per la pubblicazione dell\u2019opera <i>Ravenna nei primi tre secoli dalla sua fondazione<\/i> come l\u2019acquisto postumo di parte dei suoi manoscritti da parte del Consiglio Comunale rendono evidente, in una Ravenna di fine secolo non certo favorevole all\u2019istituzione ecclesiastica, un\u2019attestazione di stima che possiamo riassumere attraverso le parole che Filippo Mordani nel 1872 rivolse al Berti: \u00abProseguite dunque ad amare la patria, come fate, e ad onorarla co\u2019 vostri scritti\u00bb.<\/p>\n<p> Da ultimo va ricordato come F. W. Deichmann, negli <i>Indices<\/i> della sua monumentale opera su Ravenna, ebbe modo di citare gli scritti di Giuliano Berti con particolare attenzione a quelli sulla Petriana e sul complesso episcopale ravennate. <\/p>\n<p> \u00a0<\/p>\n<p> <b>Prof. Giovanni Gardini<\/b><\/p>\n<p> <i>Consulente per i Beni Culturali della Dicoesi di Ravenna-Cervia<\/i><\/p>\n<p> <i>https:\/\/giovannigardini.wordpress.com<\/i><\/p>\n<p> <i>giovannigardini.ravenna@gmail.com<\/i>\n <\/div>\n<hr class=\"wpba_attachment_hr\"><div id='wpba_attachment_list' class='wpba wpba-wrap'>\n<ul class='wpba-attachment-list unstyled'><li id='wpba_attachment_list_7775' class='wpba-list-item pull-left'><img src='https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-content\/themes\/wp-starter-so\/icons\/document.png' width='16' height='20' class='wpba-icon pull-left'><a href='https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2018\/10\/beni-culturali-52-giuliano-berti.pdf' title='beni-culturali-52-giuliano-berti' class='wpba-link pull-left' target=\"_blank\">beni-culturali-52-giuliano-berti<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vita e opere di don Giuliano Berti (1814-1880) Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d\u00a0 N. 31\/2015 \u00a0 Nella prima cappella a destra della chiesa di San Domenico, inciso su una lapide marmorea decorata con simboli paleocristiani, \u00e8 un breve testo che ricorda e sintetizza l\u2019opera del sacerdote ravennate Giuliano Berti: \u201cGiuliano Berti parroco di San Domenico letterato ed archeologo fra le tenebre dei secoli pi\u00f9 remoti investigando l\u2019origine &hellip; <a href=\"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/vita-e-opere-di-don-giuliano-berti-1814-1880\/\" class=\"more-link\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\">Vita e opere di don Giuliano Berti (1814-1880)<\/span> <span class=\"meta-nav\">&raquo;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7773,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ip_address":"","user_agent":"","level":"","revision":"","cookie_id":"","page_referer":"","html_form":"","footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-7772","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7772","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7772"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7772\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7773"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7772"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7772"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7772"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}