{"id":7732,"date":"2015-07-09T11:00:00","date_gmt":"2015-07-09T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/2015\/07\/09\/la-cappella-del-sancta-sanctorum-2\/"},"modified":"2015-07-09T11:00:00","modified_gmt":"2015-07-09T09:00:00","slug":"la-cappella-del-sancta-sanctorum-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/la-cappella-del-sancta-sanctorum-2\/","title":{"rendered":"La Cappella del Sancta Sanctorum\/2"},"content":{"rendered":"<p><b>La Cappella<br \/>\n del Sancta Sanctorum\/2<\/b><\/p>\n<p> <i>Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d\u00a0 N. 27\/2015<\/i><\/p>\n<p> <b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p> <b>Pubblichiamo la seconda parte dell\u2019articolo dedicato alla riapertura della Cappella del Sancta Sanctorum nella basilica di San Vitale (la prima parte \u00e8 stata pubblicata nel numero scorso). L\u2019intervento di restauro \u00e8 stato reso possibile, in quattordici anni di pazienti lavori, grazie al contributo costante della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna.<\/b><\/p>\n<p> \u00a0<\/p>\n<p> Nella stessa parete della capsella sono altri due marmi di notevole importanza legati alla memoria di Ursicino: il frammento del sarcofago e il colatoio per cadavere. Questo frammento di sarcofago era stato reimpiegato dal Ricci, assieme ai due frammenti superstiti di quello di Ecclesio, per ricostruire l\u2019altare del <i>Sancta Sanctorum<\/i> ritenendoli, erroneamente, parti di un\u2019unica urna. Grazie al manoscritto del Ginanni, che vide e document\u00f2 lo stato della cappella prima dei lavori settecenteschi che portarono, tra gli altri interventi, alla distruzione delle urne di Ecclesio e Ursicino e a rilavorare quella di Vittore, \u00e8 stato possibile identificare questo frammento appartenente al sarcofago di Ursicino, come ebbero a spiegare prima il Sangiorgi e poi il Mazzotti.<\/p>\n<p> Il colatoio sul quale era stato posto il corpo del vescovo, rinvenuto all\u2019interno del suo sarcofago, fu rilavorato durante i lavori settecenteschi: vi fu incisa l\u2019iscrizione ancor oggi leggibile &#8211; SUPER HANC TABULAM QUIEVIT CORPUS S. URSICINI \u2013 e, all\u2019interno di tre medaglioni, furono incisi i volti dei tre santi vescovi. <\/p>\n<p> Questo marmo fu poi riutilizzato come <i>paliotto <\/i>d\u2019altare, inserito entro l\u2019urna di Vittore, l\u2019unica che non fu distrutta ma <i>semplicemente<\/i> rilavorata: sulla fronte della cassa furono praticate tre aperture chiuse da altrettante <i>grate<\/i> realizzate da lettere intrecciate e formanti i nomi di Ecclesio, Ursicino, Vittore. Attraverso le lettere dovevano essere visibili i volti dei vescovi. L\u2019urna di Vittore, ora, si trova vicina all\u2019ingresso della basilica, ma pochi la notano e leggono i nomi dei santi vescovi, poich\u00e9 una pianta d\u2019alloro la nasconde quasi completamente. <\/p>\n<p> Il sarcofago di Vittore serv\u00ec quindi, dall\u2019epoca settecentesca fino ai primi del \u2018900, come reliquiario per i corpi dei tre vescovi posti, come ricorda il Ginanni, entro una cassa di noce suddivisa in tre scomparti. <\/p>\n<p> La cassa di cui parla il Ginanni, a nostro avviso, va riconosciuta in quella conservata presso i magazzini della Curia. Durante alcune ricerche, relative ai reliquiari presenti in Cattedrale, svolte tra il 2010 e il 2011, vidi una fotografia degli ambienti dell\u2019Archivio Arcivescovile che mostrava una cassa suddivisa al suo interno in tre scomparti (la fotografia era datata al 17 aprile 1990, prima che l\u2019Archivio fosse trasferito presso il Seminario Arcivescovile, in Piazza Duomo) e fu grazie ad un operaio della Curia, Martino Raniero, che potei rintracciare questa preziosa testimonianza. Sul coperchio della cassa, oltre ad alcuni sigilli, \u00e8 presente la seguente iscrizione: SS EPI ECCLESII URSICINI VICTORIS.<\/p>\n<p> Dal 1903 le reliquie di Ecclesio, Ursicino e Vittore furono custodite presso l\u2019Arcivescovado e li rimasero sino al 1955, anno in cui l\u2019arcivescovo Egidio Negrin (1952-1956) le ripose all\u2019interno dell\u2019altare maggiore della Basilica. Un\u2019iscrizione, posta alla base di esso, ne ricorda la presenza: HIC CORPORA SANCTORUM RAV. ECCLESIAE ANTISTITUM ECCLESII BASILICAE HUIUS CONDITORIS ATQUE\/URSICINI ET VICTORIS A. R. S. MCMLV III IDUS MARTIAS AEGIDIUS II ARCHIEPISCOPUS PIE COMPOSUIT.<\/p>\n<p> Come il sarcofago di Vittore non \u00e8 pi\u00f9 all\u2019interno della Basilica, cos\u00ec i frammenti del sarcofago di Ecclesio che, recentemente, sono stati ricomposti all\u2019interno della Basilica di Santa Maria Maggiore, all\u2019inizio della navata destra. La fronte della cassa e il fianco sinistro recante il testo [Ecc]lesius episc(opus) sono stati integrati all\u2019interno di una struttura in corten, che intende simulare il sarcofago nella sua interezza. Su quello che va considerato il coperchio dell\u2019urna \u00e8 incisa un\u2019iscrizione: HOC EST ARCAE QUOD EXTAT IN QUA CORPUS CONDITUM EST ECCLESII BEATISSIMI VIRI RAVENNAE EPISCOPI DXXII-DXXXII. SANCTI VITALIS BASILICAM ILLE DECREVIT AEDIFICATAM POSTEA AB IULIANO ARGENTARIO ET A MAXIMIANO EPISCOPO SACRATAM. HANC QUOQUE BASILICAM IN PRAEDIO SUO EXTRUXIT AD HONOREM BEATAE SEMPER VIRGINIS MARIAE DEI MATRIS.<\/p>\n<p> Il colatoio, rinvenuto all\u2019interno dell\u2019urna, \u00e8 affisso alla parete di fondo e riporta due incisioni settecentesche corrispondenti alle parti in cui esso \u00e8 suddiviso: SUPER HANC TABULAM QUIEVIT CORPUS S. ECCLESII nella parte di maggiori dimensioni, RESIDUUM TABULAE S. ECCLESII, nel frammento minore.<b><\/b><\/p>\n<p> Le cronache giunte sino a noi ricordano come nel 1581, in occasione del rialzamento del pavimento della cappella, si decise di rinnovare l\u2019altare e fu allora che si scopr\u00ec, all\u2019interno di esso, il sarcofago di Ecclesio che present\u00f2 al suo interno uno scheletro nella posizione in cui il cadavere era stato posto. La sepoltura, riporta la documentazione, fu lasciata nella situazione in cui fu rinvenuta e cos\u00ec la vide il Ginanni il 14 dicembre del 1731 quando l\u2019urna di Ecclesio, con quelle di Ursicino e Vittore, fu nuovamente riaperta.\u00a0 <\/p>\n<p> Oltre alle sepolture dei tre grandi vescovi del VI secolo si ricorda all\u2019interno del <i>Sancta Sanctorum<\/i> anche quella dell\u2019arcivescovo Martino (810-818). La sua urna, nota gi\u00e0 al Ginanni, \u00e8 stata riconosciuta in quella rinvenuta sotto all\u2019arca di Vittore e li rimase fino al 1904 quando, come scrive il Sangiorgi in polemica con il Ricci, essa fu portata al di fuori della Basilica: \u201cLa vecchia urna pertanto di marmo d\u2019Istria dell\u2019arciv. Martino, che aveva superato tante vicende nei secoli, spogliata dopo ben 1088 anni delle venerabili ossa di quel santo Arcivescovo \u00e8 stata cacciata fuori dal suo antico e sacro luogo, e confinata vicino al muro del vecchio monastero non pi\u00f9 colla sua antica tavola di marmo greco, ma con un coperchio moderno in cemento di forma romana, che le da un aspetto assai grottesco\u201d.<\/p>\n<p> Nel 1900 fu ritrovato, nella muratura che chiude l\u2019antico ingresso alla cappella, un affresco raffigurante i Santi Apollinare, Pietro e Martino. La pittura, gi\u00e0 nota dai lavori settecenteschi, \u00e8 databile alla prima met\u00e0 del IX secolo, all\u2019epoca in cui Martino fu arcivescovo di Ravenna. La figura dell\u2019arcivescovo \u00e8 riconoscibile grazie ad un\u2019iscrizione dipinta il cui testo, oggi scarsamente leggibile, \u00e8 noto grazie ad un disegno di Alessandro Azzaroni: DOM(I)N(US)\/ MARTI\/NUS\/ARCH(I)\/EPIS\/COP(US). L\u2019apostolo Pietro \u00e8 riconoscibile grazie all\u2019attributo delle chiavi, mentre il volto di Apollinare richiama da vicino il mosaico presente nella Basilica omonima. L\u2019affresco, staccato, \u00e8 conservato presso il Museo Nazionale di Ravenna. <\/p>\n<p> Altre memorie sono legate al <i>Sancta Sanctorum<\/i> come lo stupendo sarcofago reimpiegato per la sepoltura dell\u2019esarca Isacio, ricollocata dal Ricci all\u2019interno del sacello e oggi posta nel deambulatorio della Basilica, oppure l\u2019antico marmo rosso con le sacre impronte di Ursicino, il medico ligure martirizzato insieme a Vitale, anch\u2019esso posto dal Ricci all\u2019interno del Sacello e oggi visibile nel Duomo di Ravenna, accanto all\u2019altare di Sant\u2019Ursicino sul quale \u00e8 la bella tela di Cesare Pronti raffigurante il martirio del santo.<\/p>\n<p> Il Ginanni e il Ricci ricordano presente nella cappella la pala di Francesco Longhi che rappresentava la Vergine con il Bambino assieme alle Sante Giustina e Scolastica. L\u2019opera, firmata e datata al 1590, va certamente riconosciuta &#8211; se ne anticipa qui la scoperta &#8211; nella tela oggi di propriet\u00e0 della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. L\u2019immagine della Vergine con il Bambino, che il Ricci ricorda come \u201cMadonna di Reggio\u201d, propone l\u2019iconografia <i>della Madonna della Ghiara<\/i>, venerata a Reggio Emilia. Vicine alla Vergine sono le sante Scolastica e Giustina, la prima riconoscibile per l\u2019abito monastico e la colomba tra le mani, la seconda per la corona posta sul capo e il pugnale nel petto. <\/p>\n<p> <b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p> <b>Prof. Giovanni Gardini<\/b><\/p>\n<p> <i>Consulente per i Beni Culturali della Diocesi di Ravenna-Cervia<\/i><\/p>\n<p> giovannigardini.ravenna@gmail.com<\/p>\n<p> https:\/\/giovannigardini.wordpress.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cappella del Sancta Sanctorum\/2 Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d\u00a0 N. 27\/2015 \u00a0 Pubblichiamo la seconda parte dell\u2019articolo dedicato alla riapertura della Cappella del Sancta Sanctorum nella basilica di San Vitale (la prima parte \u00e8 stata pubblicata nel numero scorso). 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