{"id":6546,"date":"2014-09-22T11:30:00","date_gmt":"2014-09-22T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/2014\/09\/22\/tesori-in-mostra-dallarchivio-storico-diocesano-le-lamine-argentee-di-santapollinare\/"},"modified":"2014-09-22T11:30:00","modified_gmt":"2014-09-22T09:30:00","slug":"tesori-in-mostra-dallarchivio-storico-diocesano-le-lamine-argentee-di-santapollinare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/tesori-in-mostra-dallarchivio-storico-diocesano-le-lamine-argentee-di-santapollinare\/","title":{"rendered":"Tesori in mostra dall\u2019Archivio Storico Diocesano. Le lamine argentee di Sant\u2019Apollinare"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: left;\"><b>Tesori in mostra dall\u2019Archivio Storico Diocesano.<\/b><\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0.0001pt; text-align: left;\"><b>Le lamine argentee di Sant\u2019Apollinare<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><b>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><i>Dal \u201cRisVeglio Duemila\u201d\u00a0 N. 34\/2014<\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">Tra le meraviglie custodite all\u2019interno dell\u2019Archivio Storico Diocesano, meritano particolare attenzione tre lamine argentee, testimonianze importantissime legate al culto di Sant\u2019Apollinare. <\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">Queste tre preziose lamine sono note alla storia degli studi dal 1173, anno in cui il pontefice Alessandro III intervenne per dirimere la questione relativa al luogo di sepoltura del Santo sorta tra i monaci camaldolesi presenti nella basilica di Sant\u2019Apollinare in Classe ed i monaci presenti in citt\u00e0 nella basilica di Sant\u2019Apollinare Nuovo: quest\u2019ultimi affermavano infatti di essere loro i custodi delle sante reliquie del primo vescovo ravennate. <\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">Rintracciata nella cripta della basilica classense la sepoltura del protovescovo e aperto il sarcofago, il legato papale Ildebrando Crasso, il cardinale Teodino e l\u2019arcivescovo di Ravenna rinvennero, insieme al corpo del Santo, le tre lamine argentee che rafforzavano quindi la veridicit\u00e0 della sua sepoltura. \u00a0Un\u2019eco di questa polemica era gi\u00e0 presente nella <i>Vita del Beato Romualdo<\/i> composta da San Pier Damiani, nel passo relativo alla vocazione del santo fondatore dell\u2019ordine camaldolese. Pier Damiani, dopo aver descritto lo splendore che accompagnava le apparizioni del Santo protovescovo che usciva dall\u2019altare dedicato alla Beata Vergine Maria posto al centro della chiesa, infatti chiosa: \u201cAnni dopo, quando capitava una discussione sul corpo di quel Martire [Apollinare], Romualdo affermava risoluto che si trovava deposto in quella chiesa e per tutta la vita non cess\u00f2 di presentare la sua testimonianza\u201d. \u00a0Delle tre lamine parla anche il <i>Liber Pontificalis Ravennatis<\/i> nella Vita del vescovo Mauro (642-671) al quale si attribuiva sia il trasferimento della sepoltura di Apollinare dall\u2019ardica al centro della basilica classense, sia l\u2019ordine di incidere in lamine d\u2019argento la storia del martire. Gli studiosi del <i>Liber Pontificalis,<\/i> tuttavia, ritengono che queste informazioni non siano coeve alla stesura del testo, cio\u00e8 al IX secolo, ma siano da riconoscersi come un\u2019aggiunta entrata a far parte del testo nelle sue redazioni successive. <\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">La prima lamina (2,8 x 9,2\/9,3 cm) datata alla fine del IX secolo, ricorda la sepoltura di Apollinare e presenta il testo latino preceduto da una croce: \u201c+ Hic requiescit sacratissimum corpus beatissimi Apolenaris sacerdotis et martiris Xristi quod vero hic deest in hac eadem ecclesia ob maximam cautelam optime reconditum est\u201d.<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">La seconda lamina (20, 7 x 8, 5 cm) ritenuta insieme alla terza opera del X secolo, entra nel vivo della vicenda agiografica del Santo ricordando la sua origine antiochiena, il suo invio a Ravenna ed i miracoli da lui compiuti. Anche in questa lamina il testo \u00e8 preceduto da una piccola croce: \u201c+ Ortus ab Antiochia beatus Apolenaris a summo apostolorum principe Ravennam missus est predicare baptismum penitencie in remissionem peccatorum ibique per eum dominus virtutes multas operatus est nam cecos illuminavit, paraliticos curavit, multos loqui fecit, demones fugavit, mortuos suscitavit, leprosos mundavit, simulacra et ydolorum templa dissolvit\u201d.<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">La terza lamina, dal punto di vista conservativo, \u00e8 quella che presenta maggiori lacune. Il testo perduto praticamente per intero, a eccezione di un piccolo frammento rintracciabile nel margine sinistro in alto, \u00e8 tuttavia noto grazie alla sua trascrizione riportata in un documento custodito presso l\u2019Archivio di Stato di Ravenna. Si presenta come la continuazione di quello scritto nella lamina precedente e tratta delle percosse subite dal Santo e del suo martirio: \u201cHic fustibus cesus est diutius super pruna stetit nudis pedibus equleo appensus denuo verberatus super plagas aquam recepit fervidam cum gravi pondere ferri in exilium religatus ore saxo contuso defunctus est sub Vespasiano Cesare Augusto Kalendarum Augustarum regnante domino Ihesu Xristo cum Patre et Spiritu Sancto in secula seculorum Amen\u201d. <\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">Queste tre lamine per secoli sono state unite alle reliquie del Santo ed \u00e8 solo a partire dagli anni \u201950 del secolo scorso, come afferma Mazzotti, che esse sono custodite all\u2019interno dell\u2019Archivio Storico Diocesano. <\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">Nel 1951, infatti, il Mazzotti ha potuto esaminarle, studiarle, fotografarle per il \u201cbenevolo interessamento dell\u2019Em.mo card. G. Lercaro\u201d arcivescovo di Ravenna. Questa informazione ci porta a supporre come a due anni dall\u2019apertura della sepoltura del santo, avvenuta nel 1949 ad opera del cardinal Lercaro ricorrendo il XIV\u00b0 centenario della consacrazione della basilica classense ed il 75\u00b0 anno dopo il XVIII\u00b0 centenario del martirio del protovescovo, sia stata riaperta l\u2019urna delle reliquie di Sant\u2019Apollinare per estrarre le tre lamine. Nel verbale del 14 maggio 1949, redatto dallo stesso Mazzotti in quanto <i>Custode delle Sante Reliquie<\/i>, leggiamo come le lamine siano state riposte nell\u2019urna contenente i resti mortali del Santo: \u201cSul fondo della cassetta plumbea, contenuta in quella di legno, vengon deposte dapprima le tre antiche lamine d\u2019argento, poi le Sante Ossa, che vengon ravvolte nel drappo di seta color rosso sbiadito\u201d. L\u2019unico oggetto che non \u00e8 ricollocato all\u2019interno dell\u2019urna \u00e8 \u201cla cassettina di zinco, contenente le opere di Mons. David Farabulini, che sar\u00e0 depositata presso l\u2019archivio arcivescovile\u201d. La cassetta di zinco \u00e8 tutt\u2019ora presso l\u2019Archivio Storico Diocesano e, a suo modo, \u00e8 una testimonianza del XVIII\u00b0 anniversario del martirio di Apollinare, celebrato con solennit\u00e0 nel 1874, ricorrenza per la quale il Farabulini, sacerdote della chiesa di Ravenna, scrisse la <i>Storia della vita e del culto di Sant\u2019Apollinare<\/i>, un testo importante anche se per alcuni passaggi superato. Sul piccolo contenitore \u00e8 inciso il seguente testo: \u201cApollinari aemiliae patri et pastori vetustatis monumenta dedicat et ad sacros cineres apponit David Farabulinus sacerdos ravennas solemnibus saeculi XVIII a martyrio\u201d.<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">Mons. Mazzotti nel suo studio sulla basilica classense edito nel 1954 dal Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, all\u2019interno del capitolo dedicato alle reliquie del santo, ricorda presente presso l\u2019Archivio Storico Diocesano, oltre alle tre lamine argentee, una piccola lastra di piombo (cm 14 x 12, 5) proveniente dalla basilica di Sant\u2019Apollinare Nuovo: essa risale al XII secolo, all\u2019epoca cio\u00e8 della disputa relativa alla custodia delle reliquie del protovescovo, e costituisce un <i>falso<\/i> creato dai monaci della basilica urbana per affermare la presenza del Santo nella chiesa di Sant\u2019Apollinare Nuovo. Il testo, preceduto da una piccola croce, ricorda la presenza delle reliquie all\u2019interno della basilica urbana: \u201c+ In hoc sarcofago reqesit corpus beatissimi et sacratissimi Apolenaris martiris Cristi collocatum a Iohanne archiepiscopo\u201d. Mazzotti accenna come \u201cl\u2019incisore si \u00e8 sforzato d\u2019eseguire lettere che dessero la parvenza di maggior antichit\u00e0: regolari, quadrate, ma\u2026 si \u00e8 lasciato sfuggire qualche lettera traditrice\u201d. <\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">Tra le opere esposte in mostra, oltre alle tre lamine ricordate, vi \u00e8 un altro riferimento a Sant\u2019Apollinare, la parte superiore di un manifesto, realizzato da G. Minguzzi, che riunisce in una sorta di <i>collages<\/i> immagini ravennati tratte dai mosaici e dalla scultura bizantina, documento che \u00e8 stato gi\u00e0 egregiamente commentato dalla studiosa Elisabetta Gulli Grigioni nella sua rubrica d\u2019iconografia edita per RisVeglio <i>Duemila<\/i>. Questo manifesto, di cui \u00e8 esposta solo la parte pittorica, non \u00e8 stato pensato per celebrazioni legate al Santo Patrono bens\u00ec per il Congresso Eucaristico Regionale svoltosi a Ravenna dal 14 al 18 maggio 1930: Apollinare, raffigurato secondo l\u2019iconografia presente nel catino absidale della basilica classense, \u00e8 accostato a un altare, ispirato a quello posto al centro della basilica, sul quale \u00e8 una tovaglia liturgica, copiata dal mosaico raffigurante il sacrificio di Melkisedek in Sant\u2019Apollinare in Classe, e simile al mosaico nella lunetta di San Vitale. Fulcro di tutta la composizione sono le specie eucaristiche, il Sangue di Cristo nel calice gemmato e il suo Corpo nell\u2019ostia splendente come il sole. <\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">Queste importanti testimonianze cultuali, in particolare le tre lamine argentee e la lastra plumbea, si auspica possano trovare una collocazione definitiva all\u2019interno delle Collezioni del Museo Arcivescovile di Ravenna.<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><b>Prof. Giovanni Gardini<\/b><\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><i>Consulente per i Beni Culturali della Diocesi di Ravenna<\/i><\/div>\n<div style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><i>giovannigardini.ravenna@gmail.com<\/i><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tesori in mostra dall\u2019Archivio Storico Diocesano. 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