{"id":597,"date":"2011-04-01T09:12:00","date_gmt":"2011-04-01T07:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/2011\/04\/01\/le-collezioni-del-museo-arcivescovile-1\/"},"modified":"2011-04-01T09:12:00","modified_gmt":"2011-04-01T07:12:00","slug":"le-collezioni-del-museo-arcivescovile-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/le-collezioni-del-museo-arcivescovile-1\/","title":{"rendered":"Le collezioni del Museo Arcivescovile &#8211; 1"},"content":{"rendered":"<p><b>Le collezioni del Museo Arcivescovile\/1<\/b><\/p>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><i>Dal &#8216;RisVeglio Duemila&#8217;\u00a0N. 13\/2011<\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Gli ambienti museali<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Da questo numero di &#8216;RisVeglio Duemila&#8217; iniziamo a commentare i materiali del Museo Arcivescovile di Ravenna. Tuttavia prima di procedere nel discorso vale la pena soffermarsi brevemente su tre planimetrie che mostrano chiaramente come al desiderio di ampliamento delle collezioni abbia fatto seguito un fattivo impegno di ristrutturazione dei locali destinati allo scopo museale.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">La prima planimetria, tratta da <i>La Metropolitana di Ravenna <\/i>evidenzia, come gi\u00e0 abbiamo avuto modo di osservare nei numeri precedenti, la presenza del Museo all&#8217;interno della grande sala che nel settecento costituiva l&#8217;accesso alla Cappella di Sant&#8217;Andrea. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">La seconda, tratta dalla guida Bendazzi-Ricci, indica in maniera decisa un ampliamento degli spazi museali iniziato a partire dai lavori condotti da Gerola nel 1911, ampliamento continuato con Mons. Mazzotti e rimasto consolidato fino al Giubileo del 2000.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">La terza pianta, che rende ragione dell&#8217;allestimento inaugurato nel 2010, evidenzia un allargamento del Museo innanzitutto negli ambienti del primo piano che ha recuperato le due stanze accanto alla sala precedentemente detta &#8216;delle pianete&#8217;, ambienti che per anni erano stati destinati all&#8217;abitazione del custode. Inoltre risulta evidente come gli ambienti corrispondenti del piano superiore, occupati fino agli anni &#8217;90 dall&#8217;Archivio Arcivescovile, siano stati adibiti alle collezioni.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">La complessit\u00e0 degli ambienti dell&#8217;Episcopio \u00e8 percepibile nella misura in cui si osservano con attenzione le strutture degli ambienti espositivi, concentrandosi in particolar modo sulla torre Salustra, la Cappella di Sant&#8217;Andrea, la Sala Medioevale.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>La Sala del Lapidario Farsetti<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">La grande sala di ingresso, meglio conosciuta come <i>Lapidario Farsetti<\/i>, \u00e8 &#8216; come gi\u00e0 abbiamo avuto modo di dire negli articoli precedenti &#8211; il luogo della prima raccolta museale voluta dall&#8217;Arcivescovo Niccol\u00f2 Farsetti (1727-1741) nella prima met\u00e0 del &#8216;700. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Il nuovo allestimento del Lapidario, curato dalla Dott. Paola Novara, include sostanzialmente i materiali del primo nucleo settecentesco che accoglieva marmi provenienti dalla demolizione dell&#8217;antica Basilica Ursiana, in particolar modo le iscrizioni del pavimento. Nella nuova collocazione la scelta \u00e8 stata quella di mettere le iscrizioni in ordine cronologico partendo dall&#8217;et\u00e0 romana (iniziando dalla destra di chi entra) fino all&#8217;epoca medioevale. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Le transenne<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Colpiscono subito l&#8217;attenzione di chi entra nella prima sala cinque delle sei transenne di VI secolo appartenenti alla collezione del Museo Arcivescovile. Esse si impongono al visitatore per il loro raffinato traforo testimonianza di una grande arte legata ad una produzione costantinopolitana. Reimpiegate nel pavimento della cattedrale settecentesca, l\u00ec rimasero fino agli ultimi anni del XIX secolo, quando, recuperate, furono esposte prima negli ambienti del Duomo, poi del Museo. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Parte della critica ritiene che esse siano state impiegate nel VI secolo nei lavori riallestimento della zona presbiteriale operata dal vescovo Vittore (536-544). Il <i>Liber Pontificalis<\/i> ricorda in particolare un prezioso ciborio d&#8217;argento che egli avrebbe collocato sopra l&#8217;altare della basilica Ursiana.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Nella biografia di Vittore leggiamo: &#8216;<i>Fece anche un ciborio d&#8217;argento sopra l&#8217;altare della santa\u00a0basilica Ursiana, cos\u00ec chiamata dal nome del costruttore, opera meravigliosa. Altri dicono che lo fece insieme col popolo e altri che, ai tempi del vecchio imperatore ortodosso Giustiniano, gli avesse suggerito di aiutarlo, perch\u00e9 voleva fare quest&#8217;opera. Mosso da misericordia l&#8217;imperatore elarg\u00ec al beato Vittore tutto il reddito di questa Italia in quell&#8217;anno. Avendolo ricevuto, questi costru\u00ec l&#8217;opera come voi la vedete, la quale, tolto il legno vetusto, \u00e8 fatta di 200 libbre d&#8217;argento a peso ufficiale. Sopra gli archi del ciborio stanno scritti questi versi: &#8216;Questo voto a Cristo sciolse insieme col popolo il sacerdote Vittore, che con suo amore fece crescere la fede nel popolo. La sacra schiera di angeli che cinge questo luogo sacro fa da ministra al vescovo che scioglie il voto a Cristo. La vetust\u00e0 rimossa ammira l&#8217;opera egregia, mentre diventa migliore con pi\u00f9 nobile ornamento. Se qui viene un amante della fede cattolica, tosto se ne ritorna ristorato dal tuo corpo, o Cristo&#8217;. Col resto del danaro fece fare vasi diversi per la mensa del vescovo: parte di essi rimane ancora oggi. E fece fare una coperta da porre sull&#8217;altare della chiesa Ursiana, di oro puro intessuto con fili di seta, assai pesante, che aveva in mezzo un panno di porpora e fra le cinque immagini distinguiamo l\u00ec la sua e sotto alla figura del piedi del Salvatore c&#8217;\u00e8 una iscrizione intessuta di porpora: &#8216;Il vescovo Vittore, servo di Dio, nel quinto anniversario della sua ordinazione offr\u00ec questo ornamento nel giorno della resurrezione del nostro signore Ges\u00f9 Cristo<\/i>&#8216; (traduzione a cura di M. PIERPAOLI). <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Le transenne del Museo Arcivescovile possono essere messe in relazione con quelle della Basilica di San Vitale (attualmente conservate presso il Museo Nazionale) e con quelle in Sant&#8217;Apollinare Nuovo. L\u00ec un pluteo e 3 transenne marmoree delimitano la zona presbiteriale separandola dal resto della navata. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">L&#8217;uso delle transenne era profondamente legato alla liturgia: esse delimitavano lo spazio pi\u00f9 sacro all&#8217;interno della basilica dove era collocato l&#8217;altare. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Se a Ravenna in nessuna basilica abbiamo transenne conservate in loco (l&#8217;allestimento della Basilica di Sant&#8217;Apollinare Nuovo \u00e8 infatti moderno), vale tuttavia ricordare una preziosa testimonianza iconografica custodita nel Battistero Neoniano risalente al tempo del vescovo Neone (451- 468) committente del mosaico della volta. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Il registro detto del paradiso, alla base della volta, cos\u00ec chiamato per la presenza di una ricca decorazione fitomorfa e di numerosi uccelli che rimandano simbolicamente al giardino del paradiso, presenta al suo interno un&#8217;interessante struttura architettonica che evidenzia, in accordo con i lati dell&#8217;ottagono del Battistero, quattro etimasie, quattro altari sui quali sono posti i codici dei vangeli e otto seggi. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">La struttura architettonica mostra alla base diverse transenne che affiancano le etimasie; esse sono sormontate da colonne e capitelli che reggono un prezioso soffitto a cassettoni. Le <i>transenne del neoniano<\/i> presentano un raffinatissimo traforo, in particolare quelle dell&#8217;etimasia di mezzanotte. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Il sarcofago fra le due sale<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Vari sono i frammenti di sarcofago all&#8217;interno del Museo, ma l&#8217;unico intero \u00e8 quello visibile tra la <i>Sala della collezione lapidea e delle transenne<\/i> e la <i>Sala della collezione lapidea e della statua di porfido<\/i>, collocato esattamente sotto l&#8217;arco che mette in comunicazione i due ambienti. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Esso risale al VI secolo ed \u00e8 entrato a far parte della collezione esattamente 50 anni fa, nel 1961, per volont\u00e0 di Mons. Mario Mazzotti allora direttore del Museo. L&#8217;arca proviene dal Duomo di Ravenna, precisamente dall&#8217;altare maggiore all&#8217;interno del quale era stato collocato il 15 maggio del 1761 dall&#8217;allora Arcivescovo Ferdinando Romualdo Guiccioli (1745-1763) per essere usato come reliquiario. Conosciuto dalla critica non era tuttavia ben visibile. Ricorda al proposito M. Mazzotti: &#8216;<i>Gli studiosi, che ogni anno convengono a Ravenna per i &#8216;Corsi bizantini&#8217; dovevano contentarsi d&#8217;intravederla (l&#8217;arca marmorea) tolta la grata bronzea, dall&#8217;apertura ovale, che \u00e8 sulla fronte dell&#8217;altare. Di intravederla come la intravide il Ricci, come pi\u00f9 volte l&#8217;avevo intravista io: nulla di pi\u00f9. E&#8217; naturale, quindi, che vivo fosse il desiderio ch&#8217;essa fosse pienamente cognita a tutti gli studiosi della scultura paleocristiana in generale, di quella ravennate in particolare<\/i>&#8216;. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">I quattro lati del sarcofago presentano temi decorativi cristiani quali la croce, la palma, il monogramma di Cristo, gli agnelli, la fonte dell&#8217;acqua. Le immagini centrali dei lati lunghi vanno notate per la loro bellezza e valenza simbolica. I due pavoni che si dissetano all&#8217;unica fonte dell&#8217;acqua, come i due agnelli che si nutrono dei frutti della palma richiamano la fede nel Cristo, fonte e nutrimento per la vita eterna. Il coperchio, di fattura moderna, reca due epigrafi volute dall&#8217;Arcivescovo Ferdinando Romualdo Guiccioli a ricordo della reposizione delle reliquie all&#8217;interno.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">D\u00a0O\u00a0M<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">SACRAS\u00a0RELIQVIAS\u00a0PATRONOR\u00a0VRBIS\u00a0RAVENNAE<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">FERDINANDUS\u00a0ROMUALDUS\u00a0GUICCIOLUS\u00a0CAMALD\u00a0PATRICIUS\u00a0RAV<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">SANCTAE\u00a0HVIUS\u00a0METROPOL\u00a0ECCLESIAE\u00a0ARCHIEP<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">IN\u00a0HOC\u00a0ANTIQVUO\u00a0SARCOPHAGO\u00a0REVERENTER\u00a0COLLOCAVIT<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">IDIBUS\u00a0MAII\u00a0ANNO\u00a0MDCCLXI<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">D\u00a0O\u00a0M<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">FERDINANDUS\u00a0ROMUALDUS\u00a0GUICCIOLUS\u00a0CAMALD\u00a0PATRICIUS\u00a0RAV<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">SANCTAE\u00a0HVIVS\u00a0METROPOL\u00a0ECCLESIAE\u00a0ARCHIEP<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">SUPER\u00a0SACROS\u00a0HOS\u00a0CINERES\u00a0ARAM\u00a0MAXIMAM<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">CVM\u00a0OMNI\u00a0CVLTU\u00a0SUO\u00a0A\u00a0FUNDAMENTIS\u00a0EXCITAVIT<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\">ANNO\u00a0MDCCLXI\u00a0ARCHIEPISCOPATUS\u00a0SVI\u00a0XVII<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Da ultimo vale la pena ricordare come nella basilica di Sant&#8217;Apollinare in Classe, lungo la navata destra, sia custodito un sarcofago identico a questo, diverso solo nella chiusura costituita da un coperchio semicilindrico lavorato a semplici squame. <\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 12pt 0cm 6pt\"><b>Giovanni Gardini<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal\"><i>Commissione d&#8217;Arte Sacra Diocesana<\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal\">giovannigardini.ravenna@gmail.com<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b><\/p>\n<div style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><strong>ARTICOLI CORRELATI:<\/strong><\/div>\n<div style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Museo Arcivescovile: storia e collezioni<\/b><\/div>\n<p><\/b><\/div>\n<hr class=\"wpba_attachment_hr\"><div id='wpba_attachment_list' class='wpba wpba-wrap'>\n<ul class='wpba-attachment-list unstyled'><li id='wpba_attachment_list_600' class='wpba-list-item pull-left'><img src='https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-content\/themes\/wp-starter-so\/icons\/document.png' width='16' height='20' class='wpba-icon pull-left'><a href='https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2018\/10\/Le_collezioni_del_Museo_Arcivescovile-1_G.Gardini.pdf' title='Le_collezioni_del_Museo_Arcivescovile-1_G.Gardini' class='wpba-link pull-left' target=\"_blank\">Le_collezioni_del_Museo_Arcivescovile-1_G.Gardini<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le collezioni del Museo Arcivescovile\/1 Dal &#8216;RisVeglio Duemila&#8217;\u00a0N. 13\/2011 \u00a0 Gli ambienti museali Da questo numero di &#8216;RisVeglio Duemila&#8217; iniziamo a commentare i materiali del Museo Arcivescovile di Ravenna. 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