{"id":3899,"date":"2013-02-03T10:00:00","date_gmt":"2013-02-03T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/2013\/02\/03\/intervista-al-card-angelo-bagnasco\/"},"modified":"2013-02-03T10:00:00","modified_gmt":"2013-02-03T09:00:00","slug":"intervista-al-card-angelo-bagnasco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/intervista-al-card-angelo-bagnasco\/","title":{"rendered":"Intervista al Card. Angelo Bagnasco"},"content":{"rendered":"<div>\u00a0<\/p>\n<div style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Intervista al Card. Angelo Bagnasco<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\"><i>Dal &#8216;RisVeglio Duemila&#8217;\u00a0N. 4\/2013<\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal\"><b>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 10pt\"><i>Intervista al Card. Angelo Bagnasco<\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Difesa dell&#8217;umano\u00a0\u00a0\u00a0<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b><i>Anche in Italia la questione della fede \u00e8 diventata una sfida.<\/i><\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 18pt\"><b><i>Dalla necessit\u00e0 di sanare &#8216;un certo indifferentismo che nasce da un diffuso analfabetismo religioso&#8217; alla &#8216;presenza popolare nella forma della parrocchia&#8217;. Dalla prossimit\u00e0 con il Paese e il suo popolo alla &#8216;necessit\u00e0 educativa&#8217;. Dallo &#8216;sguardo di Dio che incanta&#8217; alla &#8216;nuova stagione dell&#8217;impegno politico&#8217;.<br \/><\/i><\/b><br \/><b>Cardinale Bagnasco, lei ha scelto la metafora evangelica della &#8216;porta stretta&#8217; per titolare la raccolta delle prolusioni pronunciate nel corso del primo quinquennio di presidenza della Conferenza episcopale italiana. Sicuramente lei avr\u00e0 pensato ai grandi &#8216;talenti&#8217; che la Chiesa italiana ha ricevuto in dono, non fosse altro che per la sua vicinanza tutta speciale al Papa. Pu\u00f2 dirci se ritiene, dal suo osservatorio privilegiato, che la Chiesa italiana li abbia investiti tutti, che abbia saputo metterli in gioco? <\/b><br \/>&#8216;Ricordo bene che proprio all&#8217;inizio del mio servizio ebbi modo di sottolineare il privilegio di essere come Chiesa italiana oggetto &#8216;di una speciale premura e di un assiduo magistero nei nostri confronti&#8217;. Il riferimento al Papa \u00e8 ovvio, ma mai scontato. In questi anni ho avuto modo di sperimentare personalmente quanto la vicinanza di Benedetto XVI sia una risorsa di incalcolabile portata per il cammino delle nostre Chiese locali. Come ogni dono accolto, questa opportunit\u00e0 diventa pure un impegno. Di fatto, senza paura di inorgoglirsi, la Chiesa del nostro Paese \u00e8 vista ovunque come una esperienza di cui tener conto nell&#8217;affronto delle sfide e dei problemi che la societ\u00e0 moderna pone all&#8217;annuncio del Vangelo. Naturalmente anche da noi la questione della fede \u00e8 diventata una sfida giacch\u00e9 non si pu\u00f2 mai darla per acquisita in via definitiva ed, anzi, ogni generazione, compresa la nostra, \u00e8 chiamata a riappropriarsi dell&#8217;esperienza cristiana. Il compito urgente resta quello di superare un certo indifferentismo che nasce da un diffuso analfabetismo religioso che ha smarrito il senso del vocabolario cristiano e che attende di vedere una nuova inculturazione della fede dentro gli ambiti della vita quotidiana: la famiglia, la scuola, il lavoro, il tempo libero, la politica&#8217;.<\/p>\n<p><b>\u00c8 giusto affermare che nella sua lettura della religiosit\u00e0 in Italia, lei non si sia mai allontanato dalla consapevolezza di doversi rapportare, sempre e comunque, con una Chiesa di popolo?<\/b><br \/>&#8216;\u00c8 opinione diffusa che il nostro Paese abbia salvaguardato una presenza popolare perch\u00e9 non ha scelto vie elitarie, ma ha puntato molto sulla prossimit\u00e0 espressa soprattutto nella forma della parrocchia. Proprio questa realt\u00e0 rappresenta un tutt&#8217;uno con il paesaggio geografico, a riprova della profonda interazione tra la Chiesa e il territorio. Naturalmente l&#8217;essere la nostra una Chiesa di popolo non equivale affatto ad ipotizzare una sorta di &#8216;religione civile&#8217; che dovrebbe limitarsi a far da puntello ad un contesto smarrito e privo di riferimenti. L&#8217;annuncio del Vangelo non potr\u00e0 mai essere l&#8217;equivalente di una semplice tutela dei valori nazionali, ma si manifester\u00e0 sempre attraverso lo scandalo della croce e della resurrezione di Ges\u00f9 Cristo, la cui sequela resta la migliore forma di umanizzazione, secondo l&#8217;intuizione di <i>Gaudium et Spes<\/i>: &#8216;Chi segue Cristo, si fa lui pure pi\u00f9 uomo&#8217; (22)&#8217;.<\/p>\n<p><b>Da una rilettura dei suoi testi emerge un dato costante: il tentativo di porre sempre in equilibrio la spinta al realismo con la responsabilit\u00e0 della profezia. \u00c8 un bilanciamento sempre difficile dal quale dipende anche la credibilit\u00e0 di tutti i cristiani. Quali sono stati, a suo avviso, i momenti cruciali di questo quinquennio nei quali si sono imposti la forza del realismo cristiano e l&#8217;urgenza della profezia?<\/b><br \/>&#8216;Vorrei far riferimento &#8211; per cominciare &#8211; al 150\u00b0 dell&#8217;unit\u00e0 nazionale che ha visto la Chiesa coinvolta in una rievocazione che non \u00e8 stata solo un anniversario, ma un invito &#8216;a serrare le fila&#8217; per un nuovo innamoramento dell&#8217;essere italiani. L&#8217;Italia ha un retroterra storico e culturale che si commenta da s\u00e9, ma soprattutto ha un patrimonio di umanit\u00e0 e di dedizione spesso disatteso dalla comunicazione pubblica che tende ad accreditare l&#8217;immagine di un Paese allo stremo, senza linfa vitale. Stando in mezzo alla gente ci si accorge che invece le risorse ci sono e che attendono solo di essere messe a regime, sfidando l&#8217;individualismo e la tendenza a ripiegarsi nel privato. Un altro momento cruciale \u00e8 stata la condivisione dei drammi collettivi come la crisi economica e il terremoto in Abruzzo. Per la prima l&#8217;istituzione di un Fondo per le famiglie (&#8216;Il prestito della speranza&#8217;) ha mostrato in concreto la vicinanza dei cristiani e nel secondo la colletta nazionale in tutte le parrocchie \u00e8 stato un segnale forte della solidariet\u00e0. Non sono mancati momenti di confronto culturale aperti e non convenzionali, specie per quel che riguarda la vita che va salvaguardata sempre dal concepimento alla fine naturale e la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Mi auguro che si chiarisca sempre meglio che la Chiesa non ha nessuna volont\u00e0 di ingerenza tantomeno politica, ma sente come sua missione quella di non svendere l&#8217;umano e di difenderlo contro qualsiasi riduzione&#8217;.<\/p>\n<p><b>\u00c8 indiscutibile che in lei emerge una profonda preoccupazione educativa, anzi un&#8217;urgenza educativa che affonda le sue radici tanto nella &#8216;lezione&#8217; di Antonio Rosmini, quanto nella sua particolare sensibilit\u00e0 per la sfida portata dalla modernit\u00e0 alla coscienza delle donne e degli uomini del nostro tempo. Con il sostegno convinto di tutti i suoi confratelli, lei ha chiesto alla Chiesa che \u00e8 in Italia di &#8216;educare alla vita buona del Vangelo&#8217;. Ritiene che siamo sulla strada giusta in quest&#8217;impresa ciclopica?<\/b><br \/>&#8216;Penso che aver rimesso a tema l&#8217;educazione sia stato un atto necessario, visto il disarmo ideale e la <i>deregulation<\/i> morale che negli ultimi tempi sono stati sbandierati quasi fossero sinonimo di progresso e di modernit\u00e0. L&#8217;abbandono della scelta educativa \u00e8 stato spesso il frutto di una malintesa concezione dell&#8217;individuo che sarebbe tale nella misura in cui \u00e8 lasciato solo a se stesso, dimenticando che l&#8217;io dell&#8217;uomo si costruisce sempre all&#8217;interno di un &#8216;noi&#8217; pi\u00f9 ampio. Ritrovare questa apertura all&#8217;educazione significa ritrovare la persuasione che non siamo gettati nel mondo, ma abbiamo una vocazione da scoprire non chiudendoci nei limiti della sola ragione, ma lasciandoci sfidare dalle domande della vita che attendono risposte non preconfezionate, ma costruite con l&#8217;impegno serio e la fiducia sincera. La Chiesa crede nell&#8217;uomo e pur consapevole di tanti problemi, lo invita ad alzare lo sguardo e a non lasciarsi mortificare da una visione solo orizzontale. Il cielo, grazie a Dio, non \u00e8 vuoto&#8217;.<\/p>\n<p><b>Lei suggerisce ai credenti di fare proprio lo sguardo di Dio che giudica la realt\u00e0 senza condannare l&#8217;umanit\u00e0. Anzi, propone una dinamica del &#8216;s\u00ec&#8217; che restituisca gioia e consapevolezza anche nelle partite pi\u00f9 difficili della vita. Quanto spazio c&#8217;\u00e8 per ricondurre i valori non negoziabili come la vita, la famiglia e la libert\u00e0 di educazione, nell&#8217;orizzonte pacificante del &#8216;s\u00ec&#8217;?<\/b><br \/>&#8216;Lo spazio c&#8217;\u00e8 nella misura in cui torniamo ad interrogarci su quale sia il bene e, ancor prima, su quale sia stato l&#8217;esito di una visione dell&#8217;uomo sganciato da qualsiasi altro riferimento che non sia il proprio io e le proprie voglie. Se c&#8217;\u00e8 lo sguardo di Dio l&#8217;atmosfera di un mondo chiuso in se stesso si allontana e si percepisce una prospettiva di senso che riscatta anche i fallimenti e gli errori umani. Se Dio c&#8217;\u00e8, il mondo riacquista il suo incanto e l&#8217;uomo \u00e8 rimesso in condizione di non accontentarsi dei semplici bisogni, ma di coltivare quei desideri profondi che coltiva in s\u00e9, anche se allo stato latente. In questo contesto i valori della vita sono dei grandi s\u00ec detti all&#8217;uomo, alla sua pienezza e alla sua dignit\u00e0&#8217;. <\/p>\n<p><b>Nelle sue prolusioni \u00e8 costante il richiamo all&#8217;impegno sociale, culturale e politico del laicato cattolico, come espressione creativa e originale della fedelt\u00e0 a Dio e all&#8217;uomo. Quanto siamo vicini alla concretizzazione del &#8216;sogno&#8217; da lei evocato, sulle orme di Benedetto XVI?<\/b><br \/>&#8216;Il cristiano non pu\u00f2 limitarsi ad una concezione del bene solo individuale, ma deve agire perch\u00e9 si allarghi il bene comune, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 offerta a tutti di realizzare pienamente se stessi. In questo senso la politica, talora ridotta da alcuni ad una ricerca del proprio tornaconto, ritrova la sua ragion d&#8217;essere. Si passer\u00e0 dal &#8216;sogno&#8217; di una nuova generazione di politici cattolici alla realt\u00e0, quando all&#8217;interno del mondo cattolico crescono vocazioni ad un impegno disinteressato che facendo leva sui valori di riferimento condivisi, punti a costruire una nuova stagione di impegno ai valori della vita e della solidariet\u00e0. Siamo sulla buona strada: molte persone &#8211; specie a livello della politica locale ma non solo &#8211; esprimono interesse crescente e consenso a tale riguardo. \u00c8 qualcosa che sta nascendo&#8217;.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 18pt\"><b>Domenico Delle Foglie<\/b><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Intervista al Card. Angelo Bagnasco Dal &#8216;RisVeglio Duemila&#8217;\u00a0N. 4\/2013 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Intervista al Card. Angelo Bagnasco Difesa dell&#8217;umano\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 Anche in Italia la questione della fede \u00e8 diventata una sfida. Dalla necessit\u00e0 di sanare &#8216;un certo indifferentismo che nasce da un diffuso analfabetismo religioso&#8217; alla &#8216;presenza popolare nella forma della parrocchia&#8217;. Dalla prossimit\u00e0 con il Paese e il suo popolo alla &#8216;necessit\u00e0 educativa&#8217;. 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