{"id":1457,"date":"2011-10-14T11:20:00","date_gmt":"2011-10-14T09:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/2011\/10\/14\/calo-demografico-ce-un-pensiero-corto\/"},"modified":"2011-10-14T11:20:00","modified_gmt":"2011-10-14T09:20:00","slug":"calo-demografico-ce-un-pensiero-corto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/calo-demografico-ce-un-pensiero-corto\/","title":{"rendered":"Calo demografico: c&#8217;\u00e8 un pensiero corto"},"content":{"rendered":"<p><b>Calo demografico: c&#8217;\u00e8 un pensiero corto<\/b><\/p>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\"><i>Dal &#8216;RisVeglio Duemila&#8217;\u00a0N. 37\/2011<\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: normal\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Prevale in Italia un atteggiamento non favorevole alla famiglia con figli<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">Di fronte ai &#8216;gravissimi danni sociali, economici e politici&#8217; prodotti dalla &#8216;incuria italiana degli ultimi quarant&#8217;anni nei confronti del problema demografico&#8217;, occorrono azioni politiche che &#8216;rimettano al centro la famiglia&#8217;. \u00c8 quanto afferma il volume <b>&#8216;Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell&#8217;Italia&#8217;<\/b> (Editori Laterza), a cura del Comitato per il progetto culturale della Cei. <i>Nel nostro Paese da molti anni nascono meno di 600 mila bambini l&#8217;anno<\/i> (561.944 nel 2010, secondo l&#8217;Istat), <i>150 mila in meno di quanto sarebbe necessario &#8216;solo per mantenere l&#8217;obiettivo della crescita zero&#8217;<\/i>, <b>spiega in un&#8217;intervista al<\/b> <b>SIR<\/b> <b>Gian Carlo Blangiardo<\/b>, ordinario di demografia presso l&#8217;Universit\u00e0 di Milano-Bicocca, membro del Comitato Cei e tra i coordinatori della ricerca.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Questi dati non sono una sorpresa. Che cosa aggiunge il Rapporto-proposta?<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 18pt\">&#8216;La raccolta e l&#8217;analisi quantitativa di tutti i dati delle indagini demografiche a disposizione presentata nella ricerca \u00e8 mirata a creare una sorta di consapevolezza rispetto a quelli che dovrebbero essere gli interventi pubblici per incoraggiare e sostenere la natalit\u00e0. Non dobbiamo illuderci che esistano soluzioni magiche. Da Paese a forte saldo naturale positivo e a saldo migratorio negativo di trent&#8217;anni fa, oggi siamo un Paese a saldo naturale negativo e a saldo migratorio fortemente positivo; l&#8217;immigrazione non \u00e8 tuttavia la soluzione. Anche le donne immigrate hanno infatti iniziato ad allinearsi al modello riproduttivo delle italiane; inoltre il fenomeno migratorio pone problemi d&#8217;integrazione in una popolazione sempre pi\u00f9 anziana e di conseguenza meno aperta e flessibile di fronte ai cambiamenti&#8217;.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Perch\u00e9 la scelta di dedicare un capitolo al &#8216;popolo dei non nati?&#8217;<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 18pt\">&#8216;Ancorch\u00e9 si tratti di un aspetto spesso trascurato dagli analisti, ci \u00e8 sembrato doveroso riservare uno spazio a quel &#8216;silenzioso movimento demografico&#8217; effetto dell&#8217;entrata in vigore della Legge 194. Dal 1978 ad oggi le interruzioni volontarie di gravidanza, e quindi i bambini non nati, sono oltre 5 milioni; un dato che non si pu\u00f2 far passare sotto silenzio e che oltre a contribuire all&#8217;impoverimento di risorse umane esprime un atteggiamento &#8216;culturale&#8217; di tacita accettazione e\/o diffusa &#8216;indifferenza&#8217; nei confronti del fenomeno&#8217;.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Come immaginare e realizzare nuovi equilibri?<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 18pt\">&#8216;Per favorire una ripresa della natalit\u00e0 occorre anzitutto tener contro del fatto che se la fecondit\u00e0 si attesta intorno alla media di 1,4 figli per donna, in realt\u00e0 le nostre connazionali desidererebbero avere due o pi\u00f9 figli. Una sorta di schizofrenia tra desiderio e realt\u00e0, dovuta a cause note da tempo: la difficolt\u00e0 di conciliare maternit\u00e0 e lavoro, il costo dei figli, un inadeguato sistema di servizi. Ma il principale ostacolo da superare \u00e8 a mio avviso il clima culturale del nostro Paese non favorevole alle famiglie con figli. In treno e in aereo, nei ristoranti e negli alberghi &#8216; in generale nei luoghi pubblici &#8216; i bambini sono considerati elemento di disturbo; il modello ideale \u00e8 rappresentato dalla coppia che si muove senza ingombranti &#8216;bagagli umani&#8217; al seguito. Tanto che alcuni sociologi e pedagogisti parlano di &#8216;eclissi dell&#8217;infanzia&#8217;. Purtroppo in Italia manca una cultura del valore &#8216;sociale&#8217; dei figli che vengono percepiti esclusivamente come un bene privato dei rispettivi genitori. E una parte di responsabilit\u00e0 \u00e8 da ascrivere anche ai mass media che esaltano i valori della libert\u00e0 e dell&#8217;autonomia presentando come poco appetibile, o addirittura negativo, il legame familiare e l&#8217;impegno per i figli&#8217;.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>\u00c8 possibile invertire questa tendenza?<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 18pt\">&#8216;Il nostro Paese non investe a sufficienza in quel capitale umano indispensabile al mantenimento degli equilibri e ad una garanzia di futuro per la societ\u00e0 intera: in Italia una famiglia con tre figli \u00e8 esposta al rischio di cadere in povert\u00e0. Di qui la necessit\u00e0 di misure pubbliche di sostegno (deduzioni e detrazioni fiscali, quoziente familiare, fattore famiglia, etc.). Il nostro obiettivo deve essere allora un cambiamento di mentalit\u00e0, ossia la creazione della consapevolezza che se &#8216;la coperta \u00e8 corta&#8217; bisogna tentare di tirarla dalla parte giusta. Chi ha l&#8217;impressione di vedersela in parte sfilare &#8216; di fronte all&#8217;eventuale richiesta di sacrifici ai cittadini per un maggiore investimento in capitale umano &#8216; non deve sentirsi danneggiato, bens\u00ec comprendere che si sta lavorando per l&#8217;interesse di tutti e secondo un criterio di giustizia. In altri termini non si tratta di una perdita ma di un guadagno per il futuro della societ\u00e0 intera. Non esiste soltanto l&#8217;ecologia ambientale: dobbiamo ragionare anche in termini di &#8216;ecologia umana&#8217;, di solidariet\u00e0 ed equit\u00e0 per avere una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e coesa. Una societ\u00e0 il cui pilastro centrale rimane la famiglia intorno alla quale il relativo Osservatorio nazionale ha prodotto un &#8216;Piano nazionale&#8217;. Le &#8216;ricette&#8217; esistono: occorre la volont\u00e0 di seguirne le indicazioni&#8217;.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b>Pi\u00f9 che sostenere &#8216;la famiglia&#8217; oggi si tenta tuttavia di legittimare culturalmente diversi modelli familiari&#8230;<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">&#8216;La solida famiglia &#8216;tradizionale&#8217; viene ancora percepita come valore dalla maggior parte della popolazione, continua a costituire la chiave di volta dei processi demografici e non ha validi sostituti nell&#8217;educazione dei figli. E ci\u00f2 nonostante l&#8217;influenza e i messaggi pervasivi dei media cui ho gi\u00e0 accennato &#8216; e sui quali ci soffermiamo nel Rapporto &#8216; che anzich\u00e9 enfatizzare questo modello familiare, propongono quello della &#8216;famiglia ricostituita&#8217; e &#8216;allargata&#8217;, sempre in evoluzione perch\u00e9 costituita da coppie che, avendo alle spalle altri legami, mettono insieme i figli avuti insieme a quelli frutto delle precedenti relazioni. Un modello sponsorizzato come &#8216;aperto&#8217; e &#8216;moderno&#8217;, e quindi allettante, ma che \u00e8 fragile, rimane numericamente marginale e non corrisponde affatto alla realt\u00e0 del nostro Paese. Anche su questo occorre aiutare la gente ad aprire gli occhi&#8217;.<\/div>\n<div style=\"text-align: left; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 10pt\">a cura di <b>Giovanna Pasqualin Traversa<\/b><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Calo demografico: c&#8217;\u00e8 un pensiero corto Dal &#8216;RisVeglio Duemila&#8217;\u00a0N. 37\/2011 \u00a0 Prevale in Italia un atteggiamento non favorevole alla famiglia con figli Di fronte ai &#8216;gravissimi danni sociali, economici e politici&#8217; prodotti dalla &#8216;incuria italiana degli ultimi quarant&#8217;anni nei confronti del problema demografico&#8217;, occorrono azioni politiche che &#8216;rimettano al centro la famiglia&#8217;. \u00c8 quanto afferma il volume &#8216;Il cambiamento demografico. 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