{"id":12174,"date":"2019-04-23T09:50:15","date_gmt":"2019-04-23T07:50:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/?p=12174"},"modified":"2019-04-23T11:13:36","modified_gmt":"2019-04-23T09:13:36","slug":"s-messa-crismale-seguire-lo-stile-di-vita-di-gesu-da-ricco-che-era-si-fece-povero-lomelia-dellarcivescovo-lorenzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/s-messa-crismale-seguire-lo-stile-di-vita-di-gesu-da-ricco-che-era-si-fece-povero-lomelia-dellarcivescovo-lorenzo\/","title":{"rendered":"S. Messa Crismale &#8220;Seguire lo stile di vita di Ges\u00f9 \u2026da ricco che era si fece povero&#8221;. L&#8217;Omelia dell&#8217;Arcivescovo Lorenzo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Lercaro, il Concilio e la <em>Ecclesia pauperum<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nel corso della 35\u00b0 Congregazione Generale del Concilio Vaticano II, il 6 dicembre 1962, il Card. Giacomo Lercaro, Arcivescovo di Bologna, e gi\u00e0 nostro Arcivescovo, fece un intervento rimasto famoso sulla \u201cEcclesia pauperum\u201d.<\/p>\n<p>Il Cardinale esord\u00ec dicendo che, se pure altri avevano gi\u00e0 chiesto d\u2019inserire fra le priorit\u00e0 dei temi da trattare quello dell\u2019evangelizzazione dei poveri, egli intendeva proporre qualcosa di pi\u00f9: \u00abRispetto a quest\u2019ora dell\u2019umanit\u00e0 e a questo grado di sviluppo della coscienza cristiana, deve essere il concilio della Chiesa, particolarmente e soprattutto la Chiesa dei poveri\u00bb. E ancora: \u00abQuesta \u00e8 l\u2019ora dei poveri, dei milioni di poveri che sono su tutta la terra, questa \u00e8 l\u2019ora del mistero della Chiesa madre dei poveri, questa \u00e8 l\u2019ora del mistero di Cristo soprattutto nel povero\u00bb. E dal \u00abmistero di Cristo nei poveri\u00bb nasce il dovere dell\u2019annunzio dell\u2019evangelo ai poveri.<\/p>\n<p>Questo intervento, che suscit\u00f2 grande impressione, non fu di fatto recepito in tutta la sua ampiezza. La redazione, per\u00f2, del paragrafo terzo di Lumen Gentium n. 8, metter\u00e0 a tema il rapporto tra Chiesa e povert\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cCome Cristo ha compiuto la redenzione \u2013 dice L.G. 8 \u2013 attraverso la povert\u00e0 e le persecuzioni, cosi\u0300 pure la Chiesa \u00e8 chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. Rassomigliare a Cristo e\u0300 la norma suprema della Chiesa. Questa, dunque, e\u0300 la prima forma di rassomiglianza: <em>seguire lo stile di vita di Gesu<\/em>\u0300.\u201d<\/p>\n<p>E ancora: \u201cGesu\u0300 Cristo \u00abche era di condizione divina&#8230; spoglio\u0300 se stesso, prendendo la condizione di schiavo\u00bb (Fil 2,6-7) e per noi \u00abda ricco che era si fece povero \u00bb (2Cor 8,9): cosi\u0300 anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non e\u0300 costituita per cercare la gloria terrena, bens\u00ec per diffondere, anche col suo esempio, l\u2019umilta\u0300 e l\u2019abnegazione.\u201d<\/p>\n<p>Si tratta dunque di un\u2019auto-spoliazione: Gesu\u0300 si fa povero. Anche della Chiesa deve potersi dire cos\u00ec. Per compiere la sua missione essa ha certo bisogno di mezzi umani, ma non e\u0300 su questi che deve riporre la sua fiducia. Deve, al contrario, sentirsene libera, spogliandosi, come dice Papa Francesco: \u00abQualcuno dira\u0300: \u201cMa di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?\u201d. Deve spogliarsi oggi di un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti: il pericolo della mondanita\u0300. Il cristiano non puo\u0300 convivere con lo spirito del mondo. La mondanita\u0300 che ci porta alla vanita\u0300, alla prepotenza, all\u2019orgoglio. E questo e\u0300 un idolo, non e\u0300 Dio. E\u0300 un idolo! E l\u2019idolatria e\u0300 il peccato piu\u0300 forte\u00bb. (Assisi il 4 ottobre 2013).<\/p>\n<p>Infine, sempre in LG, si dice che non basta essere \u201cuna Chiesa povera\u201d, ma occorre anche l\u2019agire, diventare cio\u00e8 \u201cuna Chiesa per i poveri\u201d. Continua infatti LG 8c:<\/p>\n<p>\u201cCome Cristo infatti e\u0300 stato inviato dal Padre \u00ab ad annunciare la buona novella ai poveri, a guarire quei che hanno il cuore contrito \u00bb (Lc 4,18), \u00ab a cercare e salvare cio\u0300 che era perduto\u00bb (Lc 19,10), cosi\u0300 pure la Chiesa circonda d\u2019affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l\u2019immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne l\u2019indigenza e in loro cerca di servire il Cristo.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Una Chiesa povera, per i poveri<\/strong><\/p>\n<p>Con queste affermazioni L.G. ha dato una risposta importante alla prima istanza del Card. Lercaro, quella di fondare \u201ccristologicamente\u201d il legame Chiesa\u2013povert\u00e0 (non sociologicamente o con riferimenti alle ideologie correnti).<\/p>\n<p>Dalla proposta del Card. Lercaro, dal testo della Costituzione conciliare sulla Chiesa, fino alle recenti parole di Papa Francesco, appare chiaro che qui non si tratta solo di uno dei consigli evangelici che permettono ai consacrati e ai ministri ordinati (vescovi, presbiteri, diaconi) di raggiungere meglio la perfezione evangelica cui tende il proprio stato di vita, a differenza dei fedeli laici, pi\u00f9 compromessi con i beni materiali ed economici.<\/p>\n<p>Si tratta del \u201cvolto stesso della Chiesa\u201d di fronte al mondo e alla mentalit\u00e0 mondana. Si tratta di non smentire con i fatti l\u2019annuncio del vangelo, che ha al centro il Signore Ges\u00f9, Figlio di Dio e figlio dell\u2019uomo, che si \u00e8 fatto povero fino a spogliarsi della sua stessa vita, per noi, per la salvezza dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di non mettere il servizio ai poveri, ai piccoli e ai sofferenti sullo stesso piano di tutte le altre azioni, come fosse un\u2019attivit\u00e0 pastorale opzionale. Perch\u00e9 in ciascuno dei poveri e dei piccoli si deve riconoscere l\u2019immagine del nostro Fondatore, povero e sofferente. In loro si serve Cristo stesso, veramente e realmente presente. Le parole di Ges\u00f9 circa il giudizio finale in Matteo, sono decisive e drammatiche al tempo stesso: \u201c\u2026ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;\u00a0ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.\u00a0Anch\u2019essi allora risponderanno:\u00a0Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?\u00a0Ma egli risponder\u00e0: In verit\u00e0 vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli, non l&#8217;avete fatto a me.\u00a0E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna\u201d (Mt 25,43-46).<\/p>\n<p>\u201cOgni volta che non l\u2019avete fatto a uno dei miei fratelli pi\u00f9 piccoli, non l\u2019avete fatto a me\u201d: e come \u00e8 possibile mettere tutta una Chiesa in questo atteggiamento verso i piccoli e i poveri, se prima non si \u00e8 condivisa <em>personalmente<\/em> l\u2019esperienza delle povert\u00e0 che piagano la carne dei poveri, opprimono e umiliano la loro dignit\u00e0, mettono forti dubbi nel Dio Padre provvidente? \u00a0Anche il Cristo ha scelto di perfezionare la sua incarnazione passando attraverso la sofferenza per essere davvero simile in tutto a noi, suoi fratelli (Ebr 5,7-9). Una Chiesa che non sa distaccarsi dalle cose materiali, non \u00e8 libera per seguire il Signore con tutto il cuore, l\u2019anima e le forze. Una Chiesa che non \u00e8 povera non sapr\u00e0 portare il Vangelo ai poveri. Dei poveri continuer\u00e0 ad avere paura; dai poveri si difender\u00e0, forse non con i muri e il filo spinato, ma con le porte chiuse, con la freddezza e il rifiuto dell\u2019 accoglienza, dell\u2019incontro, del dialogo, della condivisione dei beni indispensabili.<\/p>\n<p>Ricordiamo bene le parole di Ges\u00f9 dopo il rifiuto del giovane ricco che se ne and\u00f2 triste, poich\u00e9 aveva molte ricchezze: \u00abIn verit\u00e0 vi dico: difficilmente un ricco entrer\u00e0 nel regno dei cieli.\u00a0Ve lo ripeto: \u00e8 pi\u00f9 facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli\u00bb.\u00a0\u00a0A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: \u00abChi si potr\u00e0 dunque salvare?\u00bb.\u00a0E Ges\u00f9, fissando su di loro lo sguardo, disse: \u00abQuesto \u00e8 impossibile agli uomini, ma a Dio tutto \u00e8 possibile\u00bb (cfr. Mt 19, 16-30).<\/p>\n<p>Quanto \u00e8 difficile che una comunit\u00e0 cristiana ricca sia in grado di annunciare il Regno di Dio e di favorire la conversione e la fede! Certo sappiamo che l\u2019impresa di diventare \u201cpoveri in spirito\u201d, e di condividere concretamente le ricchezze, di superare le paure del diverso, dello straniero, del rifugiato, del migrante \u201ceconomico\u201d, del rom, del pregiudicato\u2026; della massa di affamati e impoveriti del sud del mondo, non \u00e8 impresa per nulla facile, forse impossibile per i singoli. Ma Ges\u00f9 fissando lo sguardo su di noi suoi discepoli ci dice anche oggi: <em>impossibile agli uomini, ma a Dio tutto \u00e8 possibile<\/em>!<\/p>\n<p>Come Chiesa saremo credibili per la grande massa delle famiglie sotto la soglia di povert\u00e0, dei diseredati senza casa o senza lavoro, degli affaticati e oppressi da un\u2019economia non equa qui e nel resto del mondo, se saremo in prima fila a impegnarci per un cambiamento vero delle strutture sociali e delle leggi, dell\u2019economia e della politica, perch\u00e9 si affermi pi\u00f9 giustizia, pi\u00f9 solidariet\u00e0, pi\u00f9 rispetto della dignit\u00e0 di tutti, pi\u00f9 condivisione con quelli che non ce la fanno, pi\u00f9 riconciliazione e pace tra le persone e tra i popoli, spesso trascinati nei conflitti dalle condizioni di miseria in cui sono tenuti.<\/p>\n<p>Se come Chiesa annunziamo che abbiamo un solo Padre, e che il ricco \u201cepulone\u201d e il povero Lazzaro sono anch\u2019essi fratelli, dobbiamo fare l\u2019impossibile perch\u00e9 la fratellanza diventi equit\u00e0 e giustizia anche nella partecipazione alle risorse e ai beni della terra, che Dio ha dato a tutti i suoi figli perch\u00e9 li condividano secondo il bisogno di ciascuno. Una comunit\u00e0 cristiana che condivide la durezza della povert\u00e0 coi suoi figli pi\u00f9 disgraziati, non si tirer\u00e0 indietro dal difenderli e promuoverli anche se ricever\u00e0 la persecuzione di quelli che vogliono difendere lo <em>status quo<\/em>, cio\u00e8 il loro alto livello di benessere materiale. Anzi annunzier\u00e0 anche a loro, con mitezza e rispetto, ma con coraggio e libert\u00e0, la bellezza della comunione che nasce dalla condivisione delle proprie fortune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I ministri ordinati e la povert\u00e0 evangelica<\/strong><\/p>\n<p>Ma in una Chiesa che vuole essere povera, per i poveri, quale \u00e8 il compito dei Vescovi, dei presbiteri, dei diaconi? Quanto e come devono farsi poveri e mettersi al servizio dei fratelli senza favoritismi, anzi con un occhio particolarmente attento ai pi\u00f9 deboli e indifesi (Gc 2,1-9)?<\/p>\n<p>La nostra Prima Regola \u00e8 il Vangelo, cio\u00e8 seguire Cristo cercando prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, il resto ci sar\u00e0 dato in aggiunta (Mt 6,33). Se i ministri ordinati sono chiamati, prima che ad agire, a \u201crappresentare sacramentalmente\u201d Cristo, con tutto se stessi, dovranno <em>assumerne lo stile di vita<\/em>, per es. nel lavoro quotidiano, per essere operai degni della propria \u201cmercede\u201d; nell\u2019uso di mezzi sobri e semplici per la pastorale; nel non accumulare denaro per s\u00e9 stessi; nella gestione trasparente e distaccata dei beni della comunit\u00e0; nel tipo di relazioni con antichi e nuovi poveri, improntate a una carit\u00e0 generosa; facendo un testamento che tenga conto dei beni ricevuti nell\u2019arco del ministero e che dovrebbero essere restituiti alle comunit\u00e0 cristiane; nell\u2019imparare dai poveri a fidarsi della Provvidenza\u2026<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe obiettare che i rischi di cadere in tentazione in questo campo oggi sono pochi, viste le poche risorse che come ministri ordinati abbiamo a disposizione, sia personalmente che nelle comunit\u00e0 parrocchiali o nelle altre realt\u00e0 ecclesiali; e viste, d\u2019altra parte, le tante necessit\u00e0 e problemi economici che ci trasciniamo dietro. Anzi abbiamo tanti debiti, tante situazioni di bisogno e ci tocca invocare la Provvidenza, perch\u00e9 a volte temiamo proprio di non farcela. In generale cerchiamo tutti di rispettare quegli scopi che giustificano l&#8217;esistenza di beni temporali della Chiesa (fin dall\u2019antichit\u00e0, cfr Sinodo di Antiochia, IV secolo), vale a dire: l&#8217;organizzazione del culto divino; il dignitoso sostenimento del clero; il mantenimento delle opere di apostolato e di carit\u00e0, specialmente in favore dei poveri. E aggiungo, per sostenere le missioni, in particolare la nostra missione diocesana in Per\u00f9 con don Stefano, che \u00e8 certo la pi\u00f9 povera delle nostre parrocchie. Ma non abbiamo mai abbastanza risorse per fare quello che ci sembrerebbe necessario\u2026 e a molti di noi sembra di essere gi\u00e0 abbastanza poveri!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Eppure il rischio di usare male i beni materiali, resta. O perch\u00e9 siamo troppo preoccupati per la nostra sicurezza economica personale, nonostante l\u2019Istituto per il sostentamento del clero ci garantisca un emolumento stabile; o perch\u00e9 agiamo senza prudenza e previdenza nella gestione delle opere che ci sono affidate; o perch\u00e9 non ci serviamo abbastanza delle competenze dei laici; o non seguiamo i criteri dei buoni amministratori che come buoni padri di famiglia devono valutare i mezzi necessari per l\u2019oggi e per il domani delle comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma prima di arrivare a definire la necessit\u00e0 di un\u2019amministrazione diocesana e parrocchiale virtuosa dei pochi o tanti beni che abbiamo, cio\u00e8 un\u2019amministrazione corretta, onesta, trasparente, previdente, condivisa coi laici e con una voce in uscita sempre aperta per i pi\u00f9 poveri, resta per noi necessario rivedere l\u2019atteggiamento di fondo.<\/p>\n<p>Siamo chiamati ad assumere <em>lo stile di Cristo<\/em>, a <em>imitare il Cristo<\/em> anche in questo ambito, e ad essere fermento per gli altri fedeli. Per esempio, dovremo anzitutto non girarci dall\u2019altra parte, ma <em>aprire il cuore<\/em>, con <em>compassione<\/em> (come il Samaritano) ai piccoli e ai poveri di oggi: agli emigranti, agli anziani abbandonati, ai coniugi separati, ai figli delle famiglie divise, a chi vive senza dimora, a chi subisce abusi in casa, alle donne a rischio di aborto per cause sociali, ai piccoli di fatto senza famiglia, alle vittime della tratta che vengono prostituite quotidianamente anche sulle nostre strade\u2026 e l\u2019elenco potrebbe continuare. Come potremo fare tutto ci\u00f2 e stimolare le nostre comunit\u00e0 a farlo, se non \u201cdiscendiamo\u201d anche noi dalla ricchezza alla povert\u00e0, dall\u2019alto dei nostri ruoli al basso delle persone pi\u00f9 umili, dalla preoccupazione del conservare a quella del donare, dalla passivit\u00e0 del \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d alla creazione di nuove vie per la nostra carit\u00e0, dalla chiusura del giovane ricco, alla larghezza di cuore di Zaccheo?<\/p>\n<p>In questo campo si possono fare dei peccati, come dice PO 17: \u201cNon trattino (i presbiteri) dunque l&#8217;ufficio ecclesiastico come occasione di guadagno, n\u00e9 impieghino il reddito che ne deriva per aumentare il proprio patrimonio personale\u201d. Ma si possono anche fare opere di misericordia che portano i ministri ordinati alla santificazione e fanno il bene dei poveri, come dimostrano i campioni della Carit\u00e0: don Angelo Lolli, mons. Giulio Morelli, don Oreste Benzi, don Mario Prandi, e molti molti altri\u2026 che hanno destinato i beni ricevuti, anche quelli personali, per il bene della Chiesa e per le opere di carit\u00e0.<\/p>\n<p>Diceva gi\u00e0 qualche anno fa S. Giovanni Paolo II: \u201c\u00c8 vero che \u00abl&#8217;operaio \u00e8 degno della sua mercede\u00bb (Lc 10,7) e che \u00abil Signore ha disposto che quelli che annunziano il Vangelo vivano del Vangelo\u00bb (1Cor 9,14), ma \u00e8 altrettanto vero che \u2026solo la povert\u00e0 assicura al sacerdote la sua disponibilit\u00e0 ad essere mandato l\u00e0 dove la sua opera \u00e8 pi\u00f9 utile ed urgente, anche con sacrificio personale. \u00c8 condizione e premessa indispensabile alla docilit\u00e0 dell&#8217;apostolo allo Spirito, che lo rende pronto ad \u00ab andare \u00bb, senza zavorre e senza legami, seguendo solo la volont\u00e0 del Maestro (cfr. Lc 9, 57-62; Mc 10,17-22)\u201d(<em>PDV, <\/em>30).<\/p>\n<p>Ricordo, in conclusione, un passaggio ricco e sempre da meditare della <em>Pastores Dabo Vobis<\/em>: \u201cGes\u00f9 Cristo, che sulla croce conduce a perfezione la sua carit\u00e0 pastorale con un&#8217;abissale spogliazione esteriore e interiore, \u00e8 il modello e la fonte delle virt\u00f9 di obbedienza, castit\u00e0 e povert\u00e0, che il sacerdote \u00e8 chiamato a vivere come espressione del suo amore pastorale per i fratelli. (Secondo quanto Paolo scrive ai cristiani di Filippi,) il sacerdote deve avere gli \u00ab stessi sentimenti \u00bb di Ges\u00f9, spogliandosi del proprio \u00ab io \u00bb, per trovare, nella carit\u00e0 obbediente, casta e povera, la via maestra dell&#8217;unione con Dio e dell&#8217;unit\u00e0 con i fratelli (Fil 2,5)\u201d.<\/p>\n<p>Ci aiutino i nostri Santi: Apollinare, Vitale e Valeria, Pietro crisologo, Guido M. Conforti e la Vergine greca Signora e Patrona di Ravenna.<\/p>\n<p><em><strong>+Lorenzo, arcivescovo<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lercaro, il Concilio e la Ecclesia pauperum Nel corso della 35\u00b0 Congregazione Generale del Concilio Vaticano II, il 6 dicembre 1962, il Card. Giacomo Lercaro, Arcivescovo di Bologna, e gi\u00e0 nostro Arcivescovo, fece un intervento rimasto famoso sulla \u201cEcclesia pauperum\u201d. Il Cardinale esord\u00ec dicendo che, se pure altri avevano gi\u00e0 chiesto d\u2019inserire fra le priorit\u00e0 dei temi da trattare quello dell\u2019evangelizzazione dei poveri, egli intendeva &hellip; <a href=\"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/s-messa-crismale-seguire-lo-stile-di-vita-di-gesu-da-ricco-che-era-si-fece-povero-lomelia-dellarcivescovo-lorenzo\/\" class=\"more-link\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\">S. 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