{"id":12011,"date":"2019-03-07T12:14:54","date_gmt":"2019-03-07T11:14:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/?p=12011"},"modified":"2019-03-07T12:21:43","modified_gmt":"2019-03-07T11:21:43","slug":"esequie-di-don-giovanni-giussani-lomelia-dellarcivescovo-lorenzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/esequie-di-don-giovanni-giussani-lomelia-dellarcivescovo-lorenzo\/","title":{"rendered":"Esequie di Don Giovanni Giussani. L&#8217;omelia dell&#8217;Arcivescovo Lorenzo"},"content":{"rendered":"<p>Don Giovanni era nato a Milano l\u201911 dicembre 1967.<\/p>\n<p>Arrivato in Diocesi di Ravenna dopo una ricerca vocazionale prolungata, con una esperienza anche di vita religiosa francescana, era stato accolto nel nostro seminario e accompagnato dai formatori, soprattutto da don Giansandro Ravagna, col quale ha sempre conservato un rapporto di particolare gratitudine. Dopo alcune esperienze pastorali ad Argenta e a S. Biagio in citt\u00e0, anche come animatore vocazionale a favore del Seminario, era stato ordinato il 26 settembre 2009 da mons. Giuseppe Verucchi.<\/p>\n<p>Dopo due anni di servizio come collaboratore a S. Biagio, assunse l\u2019incarico di Parroco della parrocchia Madonna della Fiducia a Fornace Zarattini il 1 ottobre 2011. Oltre a collaborare con gli organismi della Curia, \u00e8 stato Direttore per un triennio della Scuola di Formazione Teologica (2014-2017); era attualmente membro del collegio dei Consultori. Pi\u00f9 recentemente era stato nominato Amministratore Parrocchiale a Godo e Cortina dal 1 ott. 2017.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carissimi presbiteri, diaconi, cari parenti di don Giovanni,<\/p>\n<p>\u2013 sono qui presenti la mamma Adele, la sorella Fiorella, il fratello Daniele con la moglie \u2013<\/p>\n<p>con tanta sofferenza diamo l\u2019ultimo saluto ad un nostro prete, 51 enne, con nemmeno 10 anni di messa. Ancora nel pieno delle sue possibilit\u00e0 umane e pastorali, \u00e8 stato portato via da una malattia inguaribile in pochissimi mesi. Solo poche settimane fa era venuto da solo a Ravenna per sistemare alcune cose in parrocchia, a Fornace Zarattini e salutare qualche persona, si era fermato una notte ospitato in S. Biagio. Era gi\u00e0 molto sofferente. Nell\u2019incontro in vescovado, mi disse che aveva ricevuto una diagnosi seria, di malattia invalidante che forse avrebbe dovuto curare per tutta la vita, sempre che le terapie in programma avessero funzionato. Ma lui sperava comunque se non di sconfiggere il male, almeno di tenerlo sotto controllo, anche se con dei limiti per la sua attivit\u00e0 pastorale. Ancora non sapeva quello che pochi giorni dopo mi disse il chirurgo al Centro Tumori di Milano, che cio\u00e8 non si poteva pi\u00f9 intervenire chirurgicamente, ma solo sostenerlo e fare cure palliative perch\u00e9 non sentisse il dolore.<\/p>\n<p>Molto ha fatto per d. Giovanni la sorella Fiorella, che si \u00e8 spesa in questi mesi in molti modi per lui, con una grande cura e un affetto profondo, seguendolo ora dopo ora nei passaggi dagli ospedali e da un medico all\u2019altro. Anche la mamma Adele lo ha accompagnato con la sua preoccupazione, la preghiera, e ha condiviso la sua sofferenza, insieme al fratello Daniele. Il Signore ne render\u00e0 merito a tutti loro.<\/p>\n<p>Anche i suoi amici, i nostri preti pi\u00f9 giovani, gli sono stati vicini e lo hanno sostenuto, accompagnato con discrezione e grande partecipazione nella sua ultima battaglia, dove ha conservato la fede, ma ha dovuto consegnare la vita, anche se troppo presto, almeno secondo i nostri criteri.<\/p>\n<p>Ce lo ha ricordato nella prima lettura, San Paolo, rivolto a Timoteo suo collaboratore e successore: il ministero ordinato, allora come ora, chiede un grande impegno per annunciare l\u2019unica Parola che salva, il Vangelo di Ges\u00f9, in mezzo a tante parole che distraggono, disorientano, deludono anche se promettono la felicit\u00e0, \u2013 \u201cfavole\u201d, come le chiama l\u2019apostolo. A Don Giovanni \u00e8 stato chiesto come a tutti noi, Vescovo, preti, diaconi, di non adottare n\u00e9 gli atteggiamenti n\u00e9 i linguaggi che prevalgono nel momento attuale, ma di \u201cvigilare attentamente, sopportare le sofferenze, compiere la nostra opera di annunciatori del Vangelo: insomma di dedicare la vita all\u2019adempimento del nostro ministero.\u201d\u00a0 Anche per lui \u00e8 stato importante l\u2019annuncio, la catechesi ai bambini e ai ragazzi, nella quale si \u00e8 impegnato direttamente con dei gruppi di ragazzi in preparazione ai sacramenti, la predicazione, l\u2019ascolto delle persone e le confessioni. \u00a0Lo stesso impegno che ha messo nell\u2019animazione vocazionale a favore del seminario incontrando tanti gruppi di ragazzi, aiutato in questo anche da una facilit\u00e0 di linguaggio e da uno spirito brillante che lo caratterizzavano. \u00a0C\u2019era qui certamente la sua gratitudine per essere stato accolto in seminario dopo anni di ricerca vocazionale personale, ma anche la sua stima per la vocazione sacerdotale: un dono da rispettare e onorare, a servizio del Signore e della comunit\u00e0 ecclesiale.<\/p>\n<p>Don Giovanni non aveva timori a fare le sue battaglie per le cose giuste, per rimettere ordine nelle situazioni confuse, per chiedere l\u2019osservanza delle norme della Chiesa, ma aveva anche lui i suoi timori, per esempio di fronte ai cambiamenti o alla possibilit\u00e0 di assumere una nuova parrocchia, come \u00e8 successo per Godo e Cortina, ma quando si \u00e8 messo nella logica dell\u2019obbedienza e ha accettato, subito si \u00e8 saputo inserire nella nuova comunit\u00e0, dove ha stretto un buon rapporto sia con i collaboratori pi\u00f9 stretti che con tutti i fedeli. E si \u00e8 impegnato a fare bene le cose con decisione e precisione. Prima dell\u2019ultima battaglia, contro la sua malattia, aveva vinto quelle quotidiane per conservare la fedelt\u00e0 al ministero e alla vocazione, per mettersi a servizio secondo le sue possibilit\u00e0. La gente delle parrocchie ne hanno dato testimonianza in questi giorni e l\u2019ho toccato con mano nelle domeniche dove sono andato a celebrare a Godo al suo posto.<\/p>\n<p>Abbiamo ascoltato dal vangelo di Luca la chiamata di Pietro e degli altri discepoli, dopo una pesca straordinaria, frutto della fiducia in Ges\u00f9. Anche a noi oggi, nelle nostre chiese locali, sembra di stare lavorando per pescare uomini per la Chiesa e per il Signore, ma senza prendere nulla. A un Vescovo e a dei preti pu\u00f2 venire il serio dubbio di non essere dei buoni pescatori, di aver sbagliato i tempi e i modi dell\u2019evangelizzazione, di dover cambiare qualcosa, ma di non riuscire, perch\u00e9 \u201cil nostro mestiere lo sappiamo fare solo cos\u00ec\u201d. Resistiamo a pescare \u201cnella notte\u201d, ma senza riuscire a vedere se questo sia un tempo favorevole per la pesca. Anzi guardandoci intorno, in tutte le nostre diocesi, stanno diminuendo anche i pescatori, soprattutto i sacerdoti. E se vengono a mancare quelli pi\u00f9 giovani, come don Giovanni, la nostra preoccupazione aumenta.<\/p>\n<p>La Parola di Dio per\u00f2 ci dice che nemmeno i pescatori pi\u00f9 anziani e collaudati, come Pietro, senza la potenza e la guida della Parola di Ges\u00f9, possono fare miracoli. L\u2019indicazione \u00e8 quindi quella di modellare la nostra azione pastorale e la vita comunitaria delle parrocchie sul Vangelo, non sulle mode ecclesiastiche del momento o sulle risorse personali, o ancor pi\u00f9 pericolosamente sui bisogni o le pretese individuali, ma \u00e8 quella di fare tutto basandoci sulla sua Parola. Una Parola accolta con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le nostre forze, che pu\u00f2 convertire e trasformare noi e gli altri. Come Pietro, dovremo assumere un atteggiamento di umilt\u00e0 per riconoscere e tagliare ambiguit\u00e0 e compromessi poco evangelici del nostro agire, per vivere in prima persona ci\u00f2 che predichiamo agli altri. Allora la parola di Cristo sar\u00e0 efficace e le reti si riempiranno.<\/p>\n<p>Dice poi il racconto che Pietro deve chiamare quelli dell\u2019altra barca per non sciupare il tanto pesce che Ges\u00f9 gli fa trovare. Che non sia un\u2019indicazione per noi ministri ordinati, perch\u00e9 impariamo a prendere pi\u00f9 seriamente i doni e le potenzialit\u00e0 di servizio che i tanti nostri fratelli e sorelle battezzati possono mettere a disposizione della missione della Chiesa? Non basta la barca di Pietro, ci vuole anche quella degli altri \u201cdiscepoli missionari\u201d, per portare a termine il compito di evangelizzazione del mondo e di edificazione della Chiesa. La messe \u00e8 abbondante, abbiamo bisogno di operai, certo, ma soprattutto oggi il Signore della messe chiama a lavorare tutte le vocazioni cristiane, ciascuno col suo dono.<\/p>\n<p>La perdita di un sacerdote, per di pi\u00f9 giovane, come don Giovanni, ci mette tanto dolore per la separazione e la sua scomparsa. Ma ci deve anche dare una spinta in pi\u00f9 per chiedere al Signore altri operai per la sua messe: altri presbiteri, altri diaconi, altri consacrati, altri sposi cristiani, altri giovani ancora in cammino che si possono aprire nel dono sincero di s\u00e9 al Signore e alla sua Chiesa. Lo facciamo anche in questa Eucaristia, sapendo che la preghiera per le vocazioni \u00e8 stata sempre molto a cuore a don Giovanni, e lo far\u00e0 contento.<\/p>\n<p>+Lorenzo, Arcivescovo<\/p>\n<hr class=\"wpba_attachment_hr\"><div id='wpba_attachment_list' class='wpba wpba-wrap'>\n<ul class='wpba-attachment-list unstyled'><li id='wpba_attachment_list_12009' class='wpba-list-item pull-left'><img src='https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-content\/themes\/wp-starter-so\/icons\/document.png' width='16' height='20' class='wpba-icon pull-left'><a href='https:\/\/www.diocesiravennacervia.it\/oldsite\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/03\/2019-03-06_Omelia-Don-Giovanni-Giussani.pdf' title='Omelia Esequie Don Giovanni Giussani' class='wpba-link pull-left' target=\"_blank\">Omelia Esequie Don Giovanni Giussani<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Giovanni era nato a Milano l\u201911 dicembre 1967. 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